Il lavoro diventerà opzionale. Sarà come fare sport o giocare ai videogiochi… Lo diceva Elon Musk pochi mesi fa. Sam Altman prometteva che l’AI si sarebbe occupata della maggior parte delle nostre attività lavorative a breve. Ma uno studio che ha analizzato 10.584 lavoratori per 180 giorni prima e dopo l’adozione dell’AI e non ha trovato una sola attività in cui il tempo di lavoro sia diminuito. Nemmeno una. In ogni categoria misurata, il carico è aumentato, dal 27% al 346% a seconda delle attività.
L’AI non riduce il lavoro, lo moltiplica: i dati allarmanti di ActivTrak
Lo studio è di ActivTrak, specialista americano nell’analisi della produttività aziendale, e i dati sono impietosi. Il tempo dedicato alle email è aumentato del 104%. Chat e messaggistica: +145%. Strumenti di gestione progetti: +94%. L’AI non sta sostituendo il lavoro. Lo sta moltiplicando.
E il surplus non resta confinato nell’orario d’ufficio. Le ore produttive del sabato sono aumentate del 46%, quelle della domenica del 58%. L’AI accelera i processi, quindi più output, più lavoro da gestire, che erode i confini tra vita lavorativa e tempo libero. Il criceto sulla ruota corre più veloce, ma la ruota è diventata più grande…
L’attenzione va farsi benedire…
L’AI rende più veloci, ma anche meno concentrati. Nel 2025 la quota di tempo dedicata a lavoro profondo e ininterrotto è scesa al 60%, dal 63% del 2023. La soglia di attenzione su un singolo compito è passata da 14 a 13 minuti. Chi usa strumenti AI perde in media 23 minuti di concentrazione profonda al giorno, chi non li usa non mostra variazioni apprezzabili. Più velocità, meno profondità. Per il lavoro che richiede pensiero complesso, non è uno scambio conveniente.
L’80% utilizza l’AI, ma solo il 3% lo fa bene
L’adozione dell’AI nelle aziende è stata fulminea, l’80% dei dipendenti usa almeno uno strumento AI, rispetto al 53% di due anni fa. Il tempo dedicato a questi strumenti è aumentato di otto volte. Ma un’adozione massiccia non significa che sia efficace.
ActivTrak ha identificato una “zona ottimale“: tra il 7% e il 10% del tempo lavorativo dedicato agli strumenti AI, dove la produttività raggiunge il 95%. Il problema? Solo il 3% degli utenti si trova in quella zona. Il resto sta sotto o sopra, cioè usa l’AI troppo poco per trarne beneficio o troppo per non subirne gli effetti collaterali.
L’unica buona notizia: meno burnout
Non tutto è negativo. Lo studio rileva progressi reali sul fronte del benessere. Il rischio di burnout è calato del 22%, scendendo al 5% dei dipendenti. Tre quarti dei lavoratori mantengono ritmi equilibrati. L’AI però potrebbe spostare lo stress dal burnout classico a una forma diversa di affaticamento: troppi stimoli, troppa frammentazione, troppo poco tempo per pensare.
Musk diceva che il lavoro sarebbe diventato opzionale. Per ora, è diventato più abbondante, più frammentato e più difficile da contenere dentro la settimana lavorativa.