Bezos, Zuck, Pichai e Cook: cinque ore al Congresso

Bezos, Zuckerberg, Pichai e Cook di fronte ai membri del Congresso USA per rispondere a domande legate principalmente a questioni antitrust.
Bezos, Zuckerberg, Pichai e Cook di fronte ai membri del Congresso USA per rispondere a domande legate principalmente a questioni antitrust.

Non è stata propriamente una chiacchierata cordiale quella tra i membri del Congresso USA e i numeri uno di quattro tra i principali big tecnologici d’oltreoceano. I CEO di Amazon, Facebook, Google e Apple hanno risposto per quasi cinque ore e mezza a domande su mercato e questioni antitrust, collegati da remoto come impone il momento.

Amazon, FB, Google e Apple al Congresso USA

“Piattaforme online e potere di mercato: esaminando la dominanza di Amazon, Apple, Facebook e Google”, questo tradotto il titolo di un appuntamento di fatto senza precedenti che ha visto Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Sundar Pichai e Tim Cook sottoposti a una lunga serie di quesiti in merito alle pratiche attuate dalle rispettive società e al modo in cui queste iniziative hanno avuto impatto sulla concorrenza. La replica integrale è visibile qui sotto. Riportiamo un estratto tanto breve quanto significativo attribuito a David Cicilline, membro della Camera dei Rappresentanti che ha guidato la seduta, che sembra lasciar intravedere all’orizzonte dei cambiamenti.

Queste società, per come esistono oggi, detengono un potere monopolistico. Alcune devono essere divise, per tutte c’è necessità di applicare regole appropriate e attribuire responsabilità. Questo deve finire.

Amazon al Congresso USA: venditori terzi e concorrenza

Tante le questioni affrontate. Tra le altre cose Bezos, alla sua prima volta di fronte al Congresso, si è trovato nella condizione di dover rispondere in merito alla vicenda emersa nel mese di aprile che riguarda l’impiego da parte di Amazon delle informazioni appartenente ai venditori terzi per il miglioramento dei propri servizi e prodotti. La qualità della comunicazione non è stata delle migliori con diversi intoppi nella continuità del flusso audio-video. Questa ad ogni modo la sua replica.

Non posso garantire che quella policy non sia mai stata violata. Continuiamo ad esaminarla in modo molto attento. Non sono ancora soddisfatto del punto in cui siamo giunti e continuiamo con la nostra analisi. Non è semplice come potreste pensare perché alcune fonti dell’articolo sono rimaste anonime.

Facebook al Congresso USA: misinformazione e Instagram

Per Zuckerberg, ormai un habitué, si è invece trattato di un ritorno dopo la visita dell’ottobre scorso. Nel mirino il comportamento della piattaforma legato alla gestione dei contenuti riconducibili a misinformazione o disinformazione e a come anche questi per il gruppo costituiscano un’occasione di profitto.

Attribuiamo una valutazione a ciò che mostriamo nel nostro feed in base a quel che riteniamo essere di maggior significato per le persone così da creare una soddisfazione di lungo termine, non valutando solamente quanti click o interazioni otterremmo.

Questa invece la replica in merito all’acquisizione di Instagram risalente al 2012, ritenuta secondo alcune email trapelate di recente e firmate dallo stesso CEO una mossa attuata esclusivamente per evitare la crescita di un concorrente.

Sono sempre stato chiaro sul fatto che abbiamo visto Instagram sia come un concorrente sia come un elemento complementare ai nostri servizi. Membri del Congresso, penso che la FTC disponga di tutti questi documenti e li abbia esaminati votando al tempo in modo unanime per non impedire l’acquisizione. Si potrebbe pensare fosse ovvio che Instagram sarebbe cresciuta arrivando fin dov’è oggi, ma all’epoca non lo era.

Google al Congresso USA: advertising e privacy

Pubblicità online, tutela della privacy e collaborazioni con le forze militari al centro della discussione con Pichai. La leadership di Google nel mercato dei motori di ricerca potrebbe spingere la società a esercitare un ruolo di forza nei confronti degli utenti, privandoli della possibilità di ricorrere ad alternative altrettanto valide e favorendo la creazione di un ecosistema tale da mostrare il fianco a rischi connessi a controllo e sorveglianza: questo in breve il timore manifestato dalla democratica Val Demings, di seguito la risposta del CEO.

Esamino tutte le decisioni importanti che prendiamo. Google è profondamente impegnata nel garantire la privacy e la sicurezza degli utenti. Ricordiamo loro di eseguire un check-up in merito. Un miliardo di persone lo hanno fatto.

La discussione ha poi toccato temi quali il rapporto con le piccole attività imprenditoriali e la gestione dei dati con finalità di profitto.

Apple al Congresso USA: parental control e App Store

Cook è risultato essere dei quattro amministratori delegati quello meno pressato. Gli sono state poste domande in merito alla rimozione delle applicazioni di parental control da App Store sviluppate dalle terze parti poco dopo che la mela morsicata ha introdotto una sua funzionalità equivalente in iOS. Della questione abbiamo scritto nel dettaglio lo scorso anno. Di seguito la risposta che fa riferimento al sistema Mobile Device Management ritenuto non sicuro per l’elaborazione delle informazioni.

Queste app utilizzavano una tecnologia enterprise per fornire l’accesso a dati altamente sensibili e personali dei più piccoli. Pensiamo non sia corretto che ogni app consenta alle aziende di tracciare e ottimizzare l’advertising rivolto ai ragazzi.

Apple al Congresso USA: l’incontro in numeri

L’incontro nella sua interezza, pause incluse, è durato quasi cinque ore e mezza. Sono state 13 le domande rivolte a Bezos, 16 quelle per Zuckerberg, 16 anche quelle indirizzate a Pichai e solamente 7 quelle sottoposte a Cook. La piattaforma scelta per organizzare l’incontro è Webex di Cisco.

Da valutare quali saranno le conseguenze del faccia a faccia, soprattutto sul fronte di indagini e misure antitrust, in un momento particolarmente delicato per la politica americana che entro pochi mesi potrebbe vedere un avvicendamento alla Casa Bianca con tutto ciò che ne consegue e senza dimenticare i rapporti non esattamente idilliaci con Europa (sulla questione Digital Tax) e Cina (in primis per il ban a Huawei).

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