Amazon, ranking inquinato dal profitto?

Secondo il WSJ, Amazon avrebbe piegato al profitto la logica degli algoritmi di ricerca; il gruppo nega che il profitto sia elemento chiave del ranking.
Secondo il WSJ, Amazon avrebbe piegato al profitto la logica degli algoritmi di ricerca; il gruppo nega che il profitto sia elemento chiave del ranking.

Un report del Wall Street Journal punta il dito contro Amazon: il ranking interno dei prodotti è stato inquinato da una logica di profitto che, dopo anni di accuratezza nel suggerimento dei prodotti più opportuni o rilevanti, ha cambiato il modo di mettere in fila i consigli per gli utenti.

Amazon, il profitto entra nell’algoritmo?

Secondo il report, Amazon avrebbe fatto tutto ciò per favorire quei prodotti in grado di apportare al gruppo maggior profitto (soprattutto quelli di produzione della stessa Amazon). Nell’algoritmo sarebbero stati introdotti fattori che, in modo più o meno diretto, avrebbero teso a favorire il profitto del gruppo a danno della bontà dei suggerimenti all’utente.

La decisione non sarebbe stata presa all’unanimità e, anzi, avrebbe acceso una serie di dissidi interni all’azienda. Amazon nega comunque ogni addebito con uno statement nel quale descrive come inaccurato il racconto dei fatti. di fatto il gruppo non nega di tenere ben in considerazione la profittabilità, ma al tempo stesso respinge l’ipotesi per cui questo aspetto possa essere un elemento chiave nella composizione del ranking.

Le accuse del WSJ cadono in un momento strategico, poiché Amazon è già al centro di indagini antitrust che in parte coinvolgono proprio gli algoritmi di ricerca del marketplace. Anche l’UE ha aperto un’indagine conoscitiva in merito, focalizzando l’attenzione su come Amazon sfrutti i dati di vendita dei propri partner e se eventualmente forzi il mercato a proprio vantaggio in modo non conforme alle regole sulla concorrenza.

Aggiornamento

Questa la posizione ufficiale Amazon in merito, riportata da un portavoce del gruppo:

Il Wall Street Journal ha sbagliato. Abbiamo spiegato a lungo che il loro “scoop” da fonti anonime non corrisponde alla verità dei fatti, ma hanno comunque proseguito con la storia. Il fatto è che non abbiamo modificato i criteri che utilizziamo per classificare i risultati della ricerca per includere la profittabilità. Presentiamo i prodotti che i clienti vorranno, indipendentemente dal fatto che abbiano i nostri marchi o prodotti offerti dai nostri partner di vendita. Come farebbe qualsiasi negozio, consideriamo la redditività dei prodotti che elenchiamo e presentiamo sul sito, ma è solo una metrica e non è in alcun modo un elemento determinante di ciò che mostriamo ai client

Fonte: WSJ
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17 09 2019
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