L'occhio di Amazon su sindacati, ambientalisti e attivisti

Il complesso rapporto di Amazon con gli attivisti

Documenti rivelano pratiche attuate dal gruppo al fine di monitorare l'attività di chi si batte per tutela sindacale, ambientale e giustizia sociale.
Documenti rivelano pratiche attuate dal gruppo al fine di monitorare l'attività di chi si batte per tutela sindacale, ambientale e giustizia sociale.
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Sulle pagine di VICE un report che getta un’ombra sul trattamento riservato da Amazon ai propri dipendenti impiegati in magazzini e depositi, anche in Europa, a pochi giorni dal Black Friday. Si parla di dozzine di documenti trapelati dal Global Security Operations Center della società in riferimento ad attività finalizzate al monitoraggio delle unioni sindacali così come di chi si batte per la tutela dell’ambiente e la giustizia sociale.

Il report di VICE sul rapporto tra Amazon e i suoi dipendenti

Alcuni contengono informazioni sull’attività di pagine e gruppi presenti sui social network. Altri dettagli a proposito di riunioni e appuntamenti organizzati dai lavoratori al di fuori del loro impiego con tanto di orario, luogo dell’incontro, numero di partecipanti e descrizioni come “sciopero” o “distribuzione di volantini”. Ci sono analisi sul grado di insoddisfazione dei collaboratori per le condizioni degli edifici, per gli eccessivi carichi di lavoro e uno storico dei furti avvenuti. Il tutto viene definito dalla fonte della pubblicazione come un complesso apparato di sorveglianza.

Una questione estesa non solo al vecchio continente, ma anche a Stati Uniti, Canada, Turchia, Australia, Messico, Brasile e India, che tra le altre cose nel mese di maggio ha portato alle dimissioni di Tim Bray, Senior Engineer e Vice President con il colosso dell’e-commerce dal 2014, che nell’occasione ha parlato di una “vena di tossicità che attraversa la cultura aziendale”.

Prese in esame le interazioni di coloro che hanno aderito a Greenpeace, al movimento Fridays For Future e ai Gilet Gialli francesi. L’obiettivo dichiarato di uno dei documenti è quello di “evidenziare i potenziali rischi e pericoli che potrebbero impattare le operazioni di Amazon, al fine di soddisfare le aspettative dei clienti”. La replica è affidata alla portavoce Lisa Levandowski.

Così come ogni altra azienda responsabile manteniamo un livello di sicurezza all’interno delle nostre operazioni per aiutare i nostri dipendenti, edifici e magazzini a rimanere al sicuro. Questo include avere un team interno per le indagini che collabora con le forze dell’ordine come consentito. Tutto ciò che facciamo è in linea con le leggi locali e condotto con la piena conoscenza e il supporto delle autorità locali. Ogni tentativo di sensazionalizzare queste attività o di suggerire che facciamo qualcosa di inusuale o sbagliato è irresponsabile e non corretto.

La stessa portavoce ha negato l’assunzione da parte di Amazon di “agenti sul campo” con questo specifico incarico, ribadendo l’infondatezza delle affermazioni che sostengono essere estesa a tutto il mondo la pratica di monitoraggio dei dipendenti.

Il riferimento è a un report del novembre 2019 secondo cui il gruppo avrebbe arruolato “spie” di Pinkerton da destinare al magazzino polacco di Breslavia (WRO1) per raccogliere informazioni in merito ad anomalie nel processo di reclutamento dei nuovi collaboratori.

Per chi non ne fosse a conoscenza, Pinkerton è un’agenzia di investigazione statunitense fondata nel 1850, oggi passata sotto il controllo della svedese Securitas AB, attiva tra la fine del secolo scorso e l’inizio di quello attuale in operazioni che hanno preso di mira le unioni sindacali d’oltreoceano, soprattutto nel settore della siderurgia, talvolta ricorrendo a metodi intimidatori per scoraggiare le proteste dei lavoratori. La collaborazione con la società è stata confermata da Levandowski.

Abbiamo collaborazioni con aziende specializzate per molte ragioni differenti. Nel caso di Pinkerton al fine di garantire la sicurezza nelle spedizioni di valore elevato. Non utilizziamo i nostri partner per raccogliere informazioni su chi lavora nei magazzini. Tutte le attività sono svolte in piena conformità con le leggi locali e condotte con la piena conoscenza e il supporto delle autorità locali.

Degli scioperi e delle manifestazioni di dissenso andate in scena nell’ultimo periodo presso i centri logistici di Amazon abbiamo scritto più volte anche su queste pagine. In un caso le proteste hanno interessato anche la struttura italiana di Castel San Giovanni per ragioni legate alla gestione della crisi sanitaria dopo che il coronavirus è arrivato nel nostro paese. Eventi del tutto simili sono accaduti in Germania, Francia e negli Stati Uniti.

Fonte: VICE
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