Anonymous e ISIS, antiterrorismo hacktivista

I terroristi devono vedersela anche con gli hacktivisti e con i loro metodi: sui social network sono sotto attacco gli account che sostengono l'ISIS ed è caccia aperta ai fondi digitali
I terroristi devono vedersela anche con gli hacktivisti e con i loro metodi: sui social network sono sotto attacco gli account che sostengono l'ISIS ed è caccia aperta ai fondi digitali

La nuova guerra che si è concretizzata dopo gli attentati di Parigi di venerdì 13 novembre si combatte anche online: come promesso , e come già fatto con il gruppo terroristico responsabile dell’attacco alla redazione di Charlie Hebdo, Anonymous ha attaccato l’ISIS con la campagna Operation Paris #OpParis .


La chiamata alle armi degli hacktivisti era stata annunciata immediatamente dopo gli attacchi terroristici che hanno colpito Parigi: nel video con la dichiarazione di guerra al Califfato si parla di voler contrattaccare chi minaccia le libertà “in nome dei nostri valori”. A seguito di tale messaggio gli hacktivisti hanno anche diffuso un vero e proprio mini-manuale dell’hacking e degli attacchi DDoS per permettere a chiunque di rendersi utile.

Per il momento gli Anonymous, coordinandosi via IRC, affermano di aver buttato giù più di 10mila account di social network, di cui 5500 solo di Twitter, anche se il numero non è affatto ufficiale: la parte di #OpParis dedicata al controllo degli account Twitter, Facebook o YouTube per il momento si basa sulle segnalazioni da parte degli utenti (per cui c’è per esempio un gruppo chiuso su Facebook) e sull’azione dei singoli. L’obiettivo, comunque, è quello di tagliare i canali di comunicazione del gruppo terroristico .


In particolare, poi, la diramazione RedCult di Anonymous ha pubblicato su Pastebin una lista di circa mille account Facebook e Twitter, completa di indirizzi email ed IP Address .

Insomma, mentre la politica e le istituzioni portano l’onda del dolore e dell’indignazione ad infrangersi anche contro le libertà online, puntando il dito contro la crittografia, chiudendo già poco meno di 90 siti ed arrivando a minacciare di punire anche chi dovesse essere trovato solo a consultare pagine Web con contenuti a sostegno del terrorismo, hacker ed hacktivisti si stanno impegnando a colpire con le loro armi il gruppo terroristico responsabile degli attacchi.

Certo, i metodi con cui Anonymous sta attaccando il sedicente Stato Islamico sono ben diversi da quelli usati dai terroristi o dalla Francia e si potrebbe tacciare il tutto come un’iniziativa inoffensiva: d’altra parte si parla in @OpParis anche di spammare gli hashtag utilizzati dall’ISIS con meme e di effettuare attacchi DDoS nei confronti dei siti collegati ad esso. Tuttavia questi sono i modi della Rete, che integra efficacia comunicativa all’attacco beffardo, nel tentativo di ridicolizzare i suoi bersagli sminuendone il potere persuasivo .

Per questo non deve essere sottovalutato il ruolo di Anonymous nella guerra contro l’ISIS, come d’altra parte non sembra stia facendo l’ISIS stesso, che potrebbe aver contrattaccato (i server anonops sono andati momentaneamente offline a seguito di un attacco i cui responsabili non sono noti) e che sta cercando di informare i propri affiliati su come difendersi da Anonymous .

D’altra parte, sembra che gli hacktivisti possano fare ancora di più e con risultati ancora più concreti, soprattutto se riusciranno a far fronte comune con le autorità: secondo alcune fonti Anonymous starebbe sviluppando, con la collaborazione determinante di due esperti di sicurezza italiani , un bot in grado di risalire al flusso di tweet scritto in lingua araba, filtrandolo per pertinenza e risalendo in questo modo a quelli possibilmente legati alla catena organizzativa del Califfato, riuscendo affermano – anche a geolocalizzarli.

L’obiettivo, difatti, resta quello di individuare i membri dell’ISIS, stanandoli dai loro nascondigli digitali o comunque non permettendogli di inviare nella Rete i loro messaggi rimanendo nascosti.
L’altro grande obiettivo perseguibile con la cyberwar è quello legato alla caccia, ed eventualmente all’attacco ed al blocco dei loro fondi digitali: già prima dell’attacco a Parigi, per esempio, il gruppo di hacktivisti Ghost Security Group riferiva di esser riuscito, nella sua annosa guerra nei confronti di ISIS, a rintracciare i portafogli Bitcoin di membri noti dell’ISIS .

Claudio Tamburrino

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