Francia, la Rete del terrorismo

La politica francese calca la mano sugli orrori della Rete, e sulle soluzioni per reprimerli: fino ad oggi sono stati bloccati 87 siti, in futuro c'è chi medita di punire chi li consulta. La lotta alla pedopornografia ha fatto scuola

Roma – Mentre la Rete, le sue aziende e i suoi cittadini, reagiscono ai tragici fatti di Parigi, le istituzioni, come prevedibile, reagiscono alla Rete, tornando a interpretarla come un ricettacolo di tendenze incontrollabili, un covo di fantomatici pedoterrosatanisti sui quali è necessario ostentare tentativi di contenimento.

La Rete e la società civile connessa non sono certo solo le manifestazioni concrete di solidarietà, né i volti sorridenti che si tingono della bandiera francese per mostrarsi solidali, e partecipi del fragore mediatico e sociale scatenato dagli attentati. La Rete, ricordano le iniziative già messe in atto dopo i fatti di Charlie Hebdo di inizio anno, dopo l’inasprirsi del regime di Terrore, è altresì un fronte da reprimere e controllare. È così che le istituzioni francesi, pur rifiutando di esprimersi riguardo all’efficacia delle misure di tecnocontrollo approvate nei mesi scorsi per monitorare i cittadini e in fase di sviluppo per sorvegliare il resto del mondo, all’indomani dei più recenti attentati di Parigi rende conto delle iniziative messe in campo ad oggi online.

Sulla base del regolamento entrato in vigore nel marzo scorso, che ricalca le previsioni che la Loi d’Orientation et de Programmation pour la Sècuritè Intèrieure (LOPPSI) aveva introdotto in materia di un altro crimine scioccante come la pedopornografia, non serve l’intervento di un giudice per imporre ai fornitori di connettività di rendere inaccessibile, a mezzo filtri DNS, un sito che l’apposita commissione del Ministero degli Interni ritenga latore di messaggi di terrore. Il Ministro Bernard Cazeneuve ha ora comunicato di aver disposto fino ad ora l’ordine di inibizione agli accessi dalla Francia per 87 siti inneggianti al terrorismo.

Ma se il governo si limita a parlare di numeri, l’ex presidente Sarkozy, a capo dell’opposizione, non ha perso occasione per rilanciare una propria proposta: coloro che consultino siti di apologia del terrorismo , suggerisce Sarkozy, dovrebbero essere puniti a livello penale, così come coloro che consultano siti pedopornografici. L’associazione tra crimini come la violenza a sfondo terroristico e gli abusi sui minori, capaci di turbare l’opinione pubblica tanto da indurre la politica ad assorbire nel reato tutte le pratiche che lo lambiscano, era già stata enunciata da Sarkozy nel 2012, quando all’indomani degli attentati di Tolosa e Montauban proponeva di punire con 2 anni di carcere coloro che “visitassero abitualmente” siti che sostenessero il terrorismo, così come già avveniva per i siti della pedopornografia online. Ora la consultazione di questi siti è punita solo come un’aggravante rispetto ad altri reati, ma è probabile che le istituzioni francesi prendano in considerazione di rivedere le proprie posizioni, coinvolgendo ancora una volta i fornitori di servizi Internet nella difesa della sicurezza nazionale.

Gaia Bottà

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