Apple acquisisce Texture, il Netflix delle riviste

Nuova operazione finanziaria per Cupertino, che questa volta mette le mani su un servizio molto popolare presso gli editori di riviste mensili. L'obiettivo è battere le "fake news" con i contenuti di qualità?
Nuova operazione finanziaria per Cupertino, che questa volta mette le mani su un servizio molto popolare presso gli editori di riviste mensili. L'obiettivo è battere le "fake news" con i contenuti di qualità?

Apple ha recentemente annunciato di aver stretto accordi per acquisire Texture , servizio di editoria digitale che offre centinaia di pubblicazioni al “modico” prezzo di un abbonamento mensile. Grazie all’infusione di contenuti di qualità, Cupertino potrebbe così agire da una posizione privilegiata per dare l’assalto alle polemiche sulle “fake news” e le informazioni fasulle che circolano sui social network.

L’operazione – dal valore commerciale al momento ignoto – dovrebbe portare nella disponibilità di Apple più di duecento riviste, una messe di informazioni che era finora disponibile sia su iOS che su Android, Windows e dispositivi Amazon. Per ora Texture continuerà a operare come sempre ma in futuro le cose potrebbero cambiare.

Anche noto come “Netflix delle riviste” , il business dell’edicola digitale era nato come “Next Issue” già nel 2010, in un periodo in cui iPad e gli altri tablet venivano salutati come i futuri salvatori del business delle riviste grazie alla loro form factor particolarmente adatto alla lettura di quel genere di prodotto editoriale.

Nel 2016 Texture poteva contare su “centinaia di migliaia” di abbonati, dicono i dati, tutti apparentemente disposti a sborsare $10 al mese per leggere pubblicazioni come National Geographic, Vanity Fair, Time, Wired e molti altri.

Nell’annunciare l’acquisizione, Apple ha sottolineato la volontà di supportare il “giornalismo di qualità da fonti fidate” presentato con un design ricercato, una prospettiva che a conti fatti risulta diametralmente opposta dai network concorrenti che preferiscono – Facebook in primis – affidarsi ai contenuti degli utenti – e quindi alle potenziali fake news prive di fondamento – per guadagnare dalle impressioni virtuali dell’advertising.

Alfonso Maruccia

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19 03 2018
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