Apple e Samsung, scontro in astratto

La coreana fa appello alla sentenza Alice v. CLS Bank per ottenere una dichiarazione di invalidità di due brevetti di Cupertino: in ballo lo slide-to-unlock, ma anche la relativa normativa statunitense

Roma – In attesa che i gruppi di pressione che si occupano di proprietà intellettuale e diritti online si riorganizzino, è stata Samsung a portare all’attenzione dei tribunali statunitensi le possibili conseguenze della decisione presa dalla Corte Suprema nel caso Alice Corp vs CLS Bank International : secondo una nota presentata dagli avvocati della coreana al Tribunale incaricato di giudicare l’ ultima tranche della sua ormai eterna sfida legale con Apple, la nuova interpretazione relativa alla brevettabilità dei software dovrebbe portare ad un giudizio di invalidità delle rivendicazioni di Cupertino delle tecnologie Slide to unlock e universal search .

Secondo Samsung , i relativi brevetti di Apple si limitano a “rivendicare idee astratte implementate però con funzioni informatiche generiche che non rappresentano alcuna innovazione tecnica”.

Se la riforma del sistema brevettuale auspicata dalle grandi aziende ICT, dagli investitori, dalle startup e da parte dell’amministrazione Obama sembra bloccata , sono stati i tribunali a stelle e strisce negli ultimi mesi a cercare una nuova interpretazione in senso restrittivo per le norme già esistenti, in modo da disinnescare alcune dei meccanismi più perversi attraverso cui gli strumenti della proprietà intellettuale vengono indebitamente sfruttati.

In quest’ottica, di particolare importanza appare essere la sentenza che lo scorso giungo la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso nel caso che vedeva contrapposte Alice Corp e CLS Bank International: ha giudicato invalidi per mancanza di requisiti d brevettabilità una serie di titoli che rivendicavano una forma di gestione finanziaria del rischio .

Come è stato il caso Bilski per i brevetti sui metodi commerciali, insomma, la Corte Suprema ha colto l’occasione per intervenire sulla proprietà intellettuale relativa ai software: i giudici supremi a stelle e strisce hanno ritenuto che i brevetti chiamati in causa altro non facessero che rivendicare il concetto di “accordo intermediato”, cioè “una pratica economica fondamentale ben nota nel nostro sistema commerciale”, limitandosi ad aggiungere un piuttosto generico riferimento “all’impiego di un computer”
Se dunque tale decisione dovesse avere conseguenze già nell’ultimo fronte aperto nella guerra legale che vede contrapposte Apple e Samsung, Cupertino perderebbe due dei brevetti grazie ai quali appena un anno fa ottenne la seconda vittoria in casa che le permise di aggiudicarsi danni per 120 milioni di dollari .

La nuova causa, peraltro, potrebbe rivelarsi meno importante delle precedenti: dopo che il mese scorso le parti hanno trovato un accordo per far cadere le rispettive accuse davanti all’ITC , da ultimo è stata Apple a depositare una mozione presso la Corte d’appello degli Stati Uniti per far cadere una contro-accusa da essa depositata contro la coreana e che puntava ad ottenere un’ingiunzione contro alcuni dispositivi Samsung, che tuttavia ormai appaiono superati sul mercato.

Le conseguenze del nuovo intervento di Samsung, dunque, potrebbero essere più importanti della decisione riguardo al caso in sé: in ballo c’è l’interpretazione delle normative brevettuali legate ai software, cioè la questione relativa alla quantità e qualità dell’intervento del software solitamente definito con la formula “implementato da computer” necessaria per determinare la brevettabilità di un processo mentale o di un’idea astratta che, in quanto tale, per quanto rivoluzionaria possa essere, non ha i requisiti di brevettabilità.

Claudio Tamburrino

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