Apple Store, lo studio dietro al negozio

Un video fuorisucito dagli archivi di Cupertino racconta le idee alla base dei punti vendita Apple così come si conoscono. Grande attenzione all'estetica e alla costruzione dell'esperienza da offrire al cliente

Roma – Se c’è un aspetto che Apple ha sempre mostrato di trattare con estrema cura è il marketing e, in particolare, la costruzione del brand che ha reso la mela morsicata tra i marchi commerciali più famosi del mondo. Tra le icone che compongono l’universo di Cupertino vi è sicuramente l’Apple Store, un punto vendita che si avvicina in molti casi a un’opera di design più che a un semplice negozio. Ora, un video fuoriuscito dagli archivi interni racconta la filosofia adottata per costruire il modello dello store di Apple.

Un vero e proprio mondo, spiega Ron Johnson, ex CEO dell’area retail di Cupertino, raccolto in un ambiente moderno , accogliente, bello, situato nelle zone pulsanti dei centri urbani come la Quinta Strada, l’Upper West Side, rue de Rivoli o Regent Street. Un luogo, si narra nel breve filmato, che sia capace di trasmettere al cliente il senso di comunità.

Il video è stato realizzato dalla società di produzione audiovisiva Washington Square Films , probabilmente alla fine del 2011, qualche mese prima che Johnson lasciasse Cupertino per J.C. Penney. ( C.S. )

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  • Aniello Caputo scrive:
    ma che me ne frega a me di fecebook
    ma che me ne frega a me di fecebook
  • aops scrive:
    kjnihbi
    LE LAMENTELE SERVONO PER MIGLIORARLO!
  • ILBaK scrive:
    Pubblico e privato..
    Bisogna riflettere sul fatto che essendo un'azienda privata nessuno può imporre nulla a Facebook. L'incredibile mole di dati che ha ottenuto è solo frutto degli utenti che tengono i loro profili lì, avendo siglato un accordo che permette a Facebook di diventare proprietaria dei dati raccolti.Il sistema di votazioni era una trasparenza in più usata anche da Zuckerberg per promuovere la piattaforma come partecipata, ma nulla di più.La scarsa partecipazione alle votazioni è effettivamente dovuta all'utenza che non ha curiosità ne consapevolezza di voler partecipare. Però c'è anche da dire che vista l'immensa platea di Facebook è difficile pretendere che milioni di persone si prestino a questa cosa, a meno che non si utilizzi un acXXXXX alla votazione più rapido (ad esempio un disclaimer iniziale all'acXXXXX che consenta di votare o saltare ma che comunque metta l'utente a conoscenza del voto e gli permetta di partecipare subito).E' un altro episodio in cui bisogna riflettere su quanto sia pericoloso affidare dati ad aziende private. Che sia Facebook, Microsoft, Google e via dicendo..
  • Anonimo scrive:
    Soluzione semplice
    A chi non piacciono le regole di feisbuk semplicemente smette di usarlo. Invece di dire i XXXXX propri e poi lamentarsi che gli altri li leggono.
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