Apple, trimestrale in discesa

di D. Galimberti - iPhone e iPad: le due facce economiche di iOS. Se uno cala, l'altro sale. E tiene a galla i conti. Tutto ok, ma le vendite rallentano in attesa delle novità

Roma – Tradizionalmente il terzo trimestre fiscale di Apple non riserva mai grosse sorprese e quest’anno, a maggior ragione, il trimestre si preannunciava come un trimestre di attesa. Al di là della crisi economica mondiale, le vendite di computer non sono legate a periodi precisi dell’anno ma all’eventuale presentazione di nuovi modelli , e il nuovo MacBook Pro Retina è arrivato troppo tardi per lasciare il segno nei dati del trimestre in corso. Inoltre il “pezzo forte” del fatturato di Apple, cioè iPhone, è fortemente condizionato dalle numerose indiscrezioni che prevedono una piccola rivoluzione con schermo maggiorato e nuovo connettore dock. L’impulso maggiore per tenere in ordine i conti del trimestre era quindi atteso da iPad che, nonostante la possibile frenata dovuta alle insistenti indiscrezioni di un modello da 7,8 pollici, ha potuto beneficiare in questi mesi del lancio del nuovo modello .

Tre mesi fa Apple prevedeva , cautelativamente, un fatturato di 34 miliardi di dollari per il terzo trimestre del 2012, mentre nei giorni scorsi gli analisti ne avevano stimati 37, un numero in leggero calo rispetto ai 39 miliardi del trimestre precedente. Ma veniamo ai risultati veri e propri : nel trimestre fiscale appena concluso Apple ha fatturato 35 miliardi di dollari, una cifra in calo del 11 percento rispetto al trimestre precedente ma che fa comunque segnare un incremento di 23 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’utile netto è stato di 8,8 miliardi di dollari (in crescita rispetto ai 7,3 miliardi del 2011) pari a 9,32 dollari per azione diluita. A differenza del passato, e come già annunciato nei mesi scorsi, il consiglio di amministrazione ha deciso di riconoscere un dividendo cash agli azionisti, che nello specifico è pari a 2,65 dollari per ogni azione ordinaria.

I risultati al di sotto delle attese degli analisti si sono fatti subito sentire sulle quotazioni a Wall Street del titolo AAPL, che nell’ after hours (nel momento in cui scriviamo) sta pagando un calo nell’ordine del 5 percento, passando dai 600 dollari della chiusura a circa 570 dollari.

Analizzando nel dettaglio i dati delle vendite, si scopre che le vendite di Mac sono rimaste sostanzialmente invariate, identiche rispetto al secondo trimestre 2012 e in crescita del 2 percento rispetto al 2011; entrando ancora più nello specifico si può notare la consueta tendenza che vede le macchine portatili crescere a discapito dei desktop, con una proporzione che ormai si traduce in un rapporto di 3 a 1. Nel trimestre in corso questa sproporzione potrebbe ulteriormente accentuarsi grazie ai nuovi portatili presentati un mese fa, mentre i nuovi modelli per le macchine desktop più potenti (i Mac Pro) sono attesi solo per il 2013.

Gli iPod proseguono nel loro scontato calo di interesse facendo segnare 10 punti in meno rispetto allo scorso anno, e 12 punti in meno rispetto al trimestre precedente. Considerando questi risultati e gli aggiornamenti ormai lontani della linea, se Apple intende continuare a proporre questo tipo di prodotto bisogna aspettarsi una rivisitazione della linea a breve termine, secondo qualcuno già a inizio settembre.

Come preannunciato sopra, il tasto dolente di questi risultati arriva da iPhone: 26 milioni di unità non è certo un numero da poco, anzi, rappresenta un incremento del 28 percento rispetto allo stesso periodo del 2011; se però si raffronta il dato con il secondo trimestre del 2012 non si può non notare il calo del 26 percento e la notizia peggiore per Apple è che probabilmente nemmeno il trimestre in corso vedrà una ripresa della corsa iPhone, ripresa che è attesa solo dopo la presentazione del nuovo modello (il che ha lasciato supporre ad alcuni analisti che il lancio di iPhone 5 possa essere anticipato agli inizi di settembre, e non a fine ottobre com’era stato per il 4S). Oltre alla frenata per l’attesa del nuovo iPhone, il calo di vendite del melafonino va sicuramente riconosciuto anche ai meriti della concorrenza, in particolare all’alleato/nemico Samsung che con il Galaxy SIII ha ottenuto un ottimo successo soprattutto in Europa; il dato sembra un po’ in controtendenza rispetto a quanto annunciato da AT&T, che vede una netta predominanza di iPhone tra le attivazioni degli smartphone, ma questo è un altro discorso, e le attivazioni di un operatore USA (per quanto importante) non possono essere proiettate sul mercato mondiale.

Se iPhone rappresenta la nota negativa dei risultati presentati ieri in tarda serata, l’altro cavallo di battaglia di Apple, iPad, ha fatto invece segnare un record di 17 milioni di unità vendute, ben al di sopra delle stime più ottimistiche che si fermavano tra i 14 e i 15 milioni, e superiore anche ai 15,4 milioni del trimestre natalizio (che tradizionalmente è quello di maggiore richiamo per questa categoria di prodotti). Raffrontandolo al periodo precedente o allo stesso periodo dello scorso anno, le crescite sono rispettivamente del 44 percento e del 84 percento, segno che il mercato dei tablet è vivo, vegeto, e in forte ascesa: ragionando in termini di fatturato, con oltre 9 miliardi di dollari iPad rappresenta per Apple oltre il 25 percento del totale, una percentuale in continua crescita.

A testimonianza della buona salute di iOS, il fatturato delle vendite sull’iTunes Store e sull’App Store è anch’esso in crescita del 31 percento e la stessa sorte è seguita dal fatturato derivante dalla vendita di software per Mac, in crescita del 28 percento (probabilmente grazie al modello di distribuzione attraverso il Mac App Store).

A margine di tutto ciò, il Wall Street Journal fa notare come Apple abbia raggiunto livelli altissimi di capitalizzazione (nella top 20 dello Standard & Poor 500 ) e stia accumulando una quantità enorme di liquidità che non è ancora ben chiaro come vorrà utilizzare, ma che ipoteticamente potrebbe consentirle di comprare in un colpo solo HP, Dell, Nokia, RIM, Sprint e Yahoo!.

Per il prossimo trimestre Apple si mantiene ancora cauta, prevedendo un fatturato di 34 miliardi di dollari e un utile per azione diluita di 7,65 dollari. Queste previsioni lasciano intendere che, a dispetto di tutto quanto detto sopra, le novità in grado di smuovere il mercato dovrebbero arrivare a trimestre già concluso o prossimo alla conclusione; quello che è certo è che i dispositivi iOS stiano condizionando sempre di più, nel bene e nel male, la storia di Apple. Nella giornata di oggi è atteso però l’arrivo di Mountain Lion , quindi nelle prossime settimane iOS verrà messo da parte per parlare un po’ più di Mac.

Domenico Galimberti
blog puce72

Gli altri interventi di Domenico Galimberti sono disponibili a questo indirizzo

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • user01 scrive:
    utente01
    Goggle mi propone di portare tutta la posta elettronica della mia azienda in cloud sui loro server con la possibilità' di avere 25 Gb a casella e di utilizzare le google apps. Che, tra l'altro, sembrano essere un buon sostituto di office, almeno per un utilizzo non particolarmente avanzato di word ed excel. I costi sono abbordabile in rapporto ai risparmi sui costi di gestione interni. Il problema che mi pongo è il solito: c'e' da fidarsi? Ovvero, che rischi si corrono a portare dati aziendali su server ubicati negli states (privacy, sicurezza, effettiva proprietà' e controllo sui propri dati)? C'e' qualcuno che ha già' sperimentato la soluzione?
    • krane scrive:
      Re: utente01
      - Scritto da: user01
      Goggle mi propone di portare tutta la posta
      elettronica della mia azienda in cloud sui loro
      server con la possibilità' di avere 25 Gb a
      casella e di utilizzare le google apps. Che, tra
      l'altro, sembrano essere un buon sostituto di
      office, almeno per un utilizzo non
      particolarmente avanzato di word ed excel. I
      costi sono abbordabile in rapporto ai risparmi
      sui costi di gestione interni. Il problema che mi
      pongo è il solito: c'e' da fidarsi? Ovvero, che
      rischi si corrono a portare dati aziendali su
      server ubicati negli states (privacy, sicurezza,
      effettiva proprietà' e controllo sui propri
      dati)? C'e' qualcuno che ha già' sperimentato la
      soluzione?L'unione europea ha fatto un rapporto riguardante lo spionaggion industriale da parte degli usa, la risposta breve e': "NO, non c'e' da fidarsi". Quella lunga e': http://www.privacy.it/ueechelon.html
    • Jacopo scrive:
      Re: utente01
      Dipende...molte aziende estrnalizzano il servizio di posta, e sicuramente Google è uno dei migliori...Per il fattore sicurezza, per caso usate dei BB? perchè altrimenti la risposta già puoi dartela da solo :) In moltissime aziende si fanno di questi problemi e poi utilizzano come nulla fosse blackcerry tutto il giorno!
Chiudi i commenti