Apple vs Qualcomm, lo scontro in tribunale

La diatriba vede contrapposte Apple e Qualcomm nelle aule di tribunale: si discutono lo sfruttamento dei brevetti e la fornitura delle componenti.

Nuovo capitolo nella battaglia legale che vede Apple e Qualcomm fronteggiarsi nelle aule di tribunale. Ieri la testimonianza di Jeff Williams, Chief Operating Officer del gruppo di Cupertino, di fronte a un giudice della Corte Distrettuale di San Jose (California): il chipmaker di San Diego si è rifiutato di fornire alla mela morsicata i modem 4G-LTE da integrare nei dispositivi iPhone di ultima generazione.

La posizione di Apple

Un comportamento che, secondo Williams, avrebbe finito con il causare lo slittamento dei piani per portare la compatibilità con le reti 5G (prevista a partire dal 2020) sugli smartphone della linea iPhone. Per i modelli in arrivo al termine del 2019, infatti, Apple sarà costretta a rifornirsi nuovamente solo da Intel per quanto riguarda i modem, ma il produttore di Santa Clara non ha in previsione di realizzarne un’unità con supporto ai network 5G prima del prossimo anno.

Apple sostiene inoltre che la cifra pari a 7,50 dollari per ognuno degli iPhone distribuiti sul mercato, versata nelle casse di Qualcomm per lo sfruttamento della tecnologia, è da ritenersi troppo elevata. Stando a quanto dichiarato da Williams, il prezzo corretto sarebbe 1,50 dollari ovvero il 5% di ogni modem dal valore di circa 30 dollari integrato nei dispositivi.

A partire dall’iPhone 4S del 2011 e fino agli iPhone 6S e 6S Plus del 2015 l’azienda di Cupertino ha integrato solo ed esclusivamente modem forniti da Qualcomm, scegliendo poi componenti Intel per le versioni di iPhone 7 e iPhone 7 Plus distribuite l’anno successivo da alcuni operatori. Lo stesso è avvenuto con gli smartphone del 2017, mentre per gli XS, XS Max e XR annunciati a fine 2018 (quando la battaglia legale con Qualcomm era già iniziata) l’unico fornitore è stato Intel.

La posizione di Qualcomm

Di altra natura la posizione di Qualcomm, che nei giorni scorsi attraverso le parole del CEO Steve Mollenkopf ha raccontato una storia differente. Stando alla sua testimonianza, nella primavera 2018 il chipmaker avrebbe partecipato alla gara per la fornitura dei chip per la connettività da integrare all’interno degli iPhone, ma senza successo. Una tesi sostenuta nei mesi scorsi da altri dirigenti del gruppo. Nel mese di settembre George Davis, Chief Financial Officier, ha dichiarato che il produttore sarebbe felice di tornare a collaborare con Apple per la realizzazione dei modem 5G da destinare ai futuri smartphone di Cupertino.

La FTC e le licenze

Qualcomm si trova a dover rispondere anche a quanto sostenuto dalla FTC in merito alla strategia adottata per la tutela delle sue proprietà intellettuali, costringendo i produttori di dispositivi a versare una licenza per l’integrazione negli smartphone di chip basati sulla tecnologia descritta nei brevetti depositati. Una pratica che, secondo le accuse, contribuirebbe a danneggiare la concorrenza e a innalzare in modo significativo il prezzo finale dei telefoni.

Apple contesta il fatto di dover sborsare una cifra calcolata sulla base del valore dei dispositivi commercializzati e non della tecnologia impiegata. In altre parole, nonostante le proprietà intellettuali oggetto della contesa siano le stesse, Qualcomm intasca più dalla vendita di un iPhone di ultima generazione che da un dispositivo di fascia media o bassa.

Il caso tedesco

La diatriba tra le due realtà ha portato di recente Qualcomm a chiedere e ottenere il blocco delle vendite di iPhone 7 e iPhone 8 in Germania. Oggetto della disputa è però in questo caso un altro sistema, quello che si occupa di ottimizzare il consumo energetico dei chip e di allungare la durata della batteria. Una misura confermata all’inizio dell’anno, quando il chipmaker ha pagato la cauzione necessaria per prolungare lo stop della commercializzazione sul territorio tedesco.

Fonte: CNET

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