Neflix non ha ancora rimborsato nessuno, quindi il Movimento Consumatori ha avviato una class action il 20 luglio, come anticipato all’inizio di aprile. Il tribunale di Roma ha stabilito che gli aumenti degli abbonamenti sono illegittimi, in quanto effettuati sulla base di clausole contrattuali vessatorie.
Netflix ha presentato appello
In seguito all’azione legale avviata nel 2024 dal Movimento Consumatori, il tribunale di Roma ha accertato che le clausole contrattuali usate per aumentare il prezzo degli abbonamenti tra il 2017 e il 2024 sono vessatorie e quindi violano il Codice del consumo. Ciò significa che gli aumenti sono illegittimi. Il prezzo del piano Standard è aumentato di 4 euro, mentre quello Premium di 8 euro in 7 anni.
Gli utenti interessati potrebbero essere tra 5 e 6 milioni. I rimborsi individuali per la restituzione degli aumenti applicati in tutto il periodo variano tra 250 e 500 euro a seconda del piano di abbonamento. Il tribunale di Roma ha inoltre imposto a Netflix di applicare gli stessi prezzi degli abbonamenti in vigore nel 2017, quindi di eliminare gli aumenti.
L’azienda californiana non ha proposto nessun rimborso, ma ha presentato appello contro la sentenza di primo grado. Il Movimento Consumatori ha pertanto avviato la class action depositando il ricorso lo scorso 20 luglio. L’adesione è arrivata finora da oltre 240.000 persone. Gli interessati possono partecipare compilando questo modulo online. In Italia, l’azione collettiva è possibile da maggio 2020.
Gli avvocati che assistono il Movimento Consumatori hanno dichiarato:
Confidiamo che il tribunale di Roma dichiari ammissibile e accolga la nostra class action. La mancata indicazione dei motivi che possano consentire l’aumento del prezzo è contraria alle norme italiane e a quelle europee come interpretate dalla Corte di Giustizia con decisioni vincolanti per il giudice italiano. In Germania, Paesi Bassi, Austria, Polonia sono state proposte o sono pendenti azioni inibitorie, class action o procedimenti delle autorità competenti. In Germania, la Corte d’Appello di Berlino, con sentenza confermata dalla Corte di Cassazione federale, ha dichiarato la vessatorietà di analoghe clausole e ha ben sottolineato che Netflix, come tutte le società della subscription economy, avrebbe dovuto raccogliere il consenso da parte di ogni consumatore, anche in ragione dell’impiego degli attuali strumenti tecnologici che rendono immediata la comunicazione di una disdetta o della scelta del cliente di accettare espressamente i nuovi prezzi.