Australia, Google deve risarcire per la diffamazione

BigG dovrà pagare una multa pari a circa 164mila euro per aver pubblicato contenuti diffamatori. Secondo i giudici, il motore di ricerca è responsabile della pubblicazione. Possibile il ricorso in appello

Roma – 200mila dollari australiani (circa 164mila euro): è la pena pecuniaria stabilita dalla giustizia australiana a Google dopo la condanna per diffamazione a danno di un utente del motore di ricerca.

Si chiude dunque una vicenda rilevante per l’interpretazione giuridica relativo alla diffamazione operata attraverso i risultati di ricerca dei motori di ricerca: Google è stato considerato dai giudici non come mero aggregatore, bensì alla stregua di un editore in grado di discernere tra i contenuti trattati. Non a caso, David Beach, magistrato che ha imposto il pagamento della multa, così ha motivato la propria decisione: “Google è come il giornalaio che vende un giornale contenente un articolo diffamatorio”.

Dunque, se per la Corte non c’è stata una specifica intenzione di pubblicare materiale diffamatorio ai danni di Milorad Trkulja, ai sensi della legge sulla diffamazione esiste la chiara intenzione da parte dell’aggregatore di pubblicare risultati di ricerca che riportano contenuti contestati.

Dal canto suo, Google insiste nel sostenere di non essere responsabile per il materiale pubblicato da altri, ammettendo la possibilità di ricorrere in appello.

Cristina Sciannamblo

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  • Leguleio scrive:
    Ma perché PI usa ancora l'italiano?
    Mi chiedo perché Punto Informatico continui a usare l'italiano come lingua dei suoi articoli, quando oramai è evidente che molti dei suoi collaboratori (non tutti) lo hanno totalmente dimenticato, come gli emigranti analfabeti nell'Ohio di Italy , la poesia di Giovanni Pascoli. Dicea: "Bimbina, state al fuoco: nieva!Nieva!" E qui Beppe soggiungea compunto:"Poor Molly! Qui non trovi il pai con fleva!" 1) Founder : in italiano, almeno dal 1200, esiste la parola "fondatore". Tra l'altro Gottfrid Svartholm è stato uno dei tre fondatori di The Pirate bay (assieme a Fredrik Neije e a Peter Sunde), non l'unico, e quindi il termine gli dà un'aura di combattente solitario che in questo caso è fuori luogo. 2) "Confinato per quasi 24 ore al giorno": to confine in inglese ha un significato diverso dall'italiano: quasi sempre corrisponde a imprigionare, rinchiudere, o anche limitare, restringere. Nel caso specifico, la frase non vuol dire nulla: assodato che Svartholm è in carcere, non può mai essere uccel di bosco: anche durante l'ora d'aria le mura del carcere lo "confinano" in uno spazio. Probabilmente è saltato un pezzo: "rinchiuso nella sua cella per quasi 24 ore al giorno". 3) "Frode a mezzo elettronico" e "frode elettronica": da diversi anni esiste nell'ordinamento italiano il reato di "frode informatica" (è l'art. 640 ter del codice penale); può darsi che "frode informatica" non sia una traduzione precisissima dei capi di imputazione svedesi, ma ha il vantaggio di essere compresa da tutti, qui su PI.
  • Allibito scrive:
    Strani eroi avete...
    Certo che se sono questi i vostri eroi, sono felice di essere dalla parte opposta della barricata. I miei eroi sono ben altri che quattro delinquenti.
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