Australia, la sperimentazione è filtrata?

I test sui filtri di stato sembrano non essere rappresentativi. Gli oppositori chiedono la fine dei lavori e l'ammissione del fallimento

Roma – La sperimentazione potrebbe restituire risultati falsati dall’esiguo campione su cui vengono raccolti i dati. Proprio per questo c’è chi chiede trasparenza: la battaglia australiana tra sostenitori e oppositori dei filtri per siti Internet ritenuti pericolosi sembra non placarsi.

Dopo la conclusione della prima fase di sperimentazione, completata a fine luglio, e la relativa soddisfazione espressa dai provider coinvolti, i test voluti dal ministro Conroy continuano a destare preoccupazioni e accendere discussioni.

Ancora una volta è il senatore liberale Nick Minchin a dare voce al popolo della Rete spaventato dalle possibili limitazioni di privacy causate dai filtri. Secondo Minchin , Conroy non è stato in grado di spiegare in base a quali parametri l’esito dei test ancora in atto sarà giudicato positivo o meno.

Inoltre, i test effettuati sui nove provider, non produrrebbero risultati significativi né rappresentativi, e la riprova sarebbe che uno di essi avrebbe convinto a partecipare solo 15 fra i suoi utenti.

Secondo Minchin, è arrivato il momento di concludere quella che lui definisce una “farsa” e di rendere pubblici i risultati dei test. Il motivo per cui ciò ancora non è avvenuto sarebbe, per il senatore australiano, la necessità di ammettere il fallimento del progetto, e tale ammissione imbarazzerebbe troppo il ministro Conroy.

In risposta a tali affermazioni, l’ideatore dei filtri ha fatto sapere tramite un portavoce che l’esperimento finirà entro settembre e solo allora verrà pubblicato un report completo. Dunque, la richiesta formulata da Minchin di interrompere i test non verrà accolta.

Resta ancora aperta la discussione su quali contenuti verrebbero bloccati dal filtro e sulla modalità che verrebbe usata per la compilazione della blacklist, nonostante la recente apertura del ministro, che ha acconsentito ad un uso volontario, e non più obbligatorio, dei filtri da parte dei provider.

Federica Ricca

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  • matteo cerutti scrive:
    word
    fgdreftydfgyrue hyefd3redfuhy3etg
  • robyv scrive:
    Finirà come sempre
    In tutte le cause alla fine Microsoft a pagato per uscirne senza rischi e anche questa farà la setssa fine.Sono finiti i bei tempi della giustizia imparziale che smebrava i monopolisti e obbligava a creare più aziende in competizione fra di loro.
    • ... scrive:
      Re: Finirà come sempre
      Guarda che sono proprio i brevetti stupidi ad impedire lo sviluppo e la concorrenza.Con questo non dico che tutti i brevetti sono stupidi, senza ci sarebbe anarchia totale. Dico solo che se uno brevetta un colore o brevetta il modo di scrivere è la fine.
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