Google è stata la prima tra le grandi realtà hi-tech statunitensi a mettere nero su bianco quali saranno le conseguenze dell’inclusione di Huawei nella Entity List degli USA, rendendo così incerto il futuro dei dispositivi Android già commercializzati e di quelli in arrivo sul mercato. Il documento firmato la scorsa settimana da Trump, che di fatto vieta al gruppo di Shenzhen di ricorrere a realtà americane per la fornitura di tecnologie da integrare nei prodotti, comprese le componenti hardware e software, avrà inevitabilmente un impatto significativo sul business dell’azienda.

Huawei-USA: quali le conseguenze del ban?

Fino ad oggi Huawei ha potuto contare, ad esempio, sulla partnership con Intel per i processori da impiegare all’interno dei propri server, così come su quella con Qualcomm per modem e chip destinati agli smartphone per la fascia media del mercato. Altri fornitori statunitensi scelti nel corso degli anni dalla società cinese sono Xilinx e Broadcom, per la fornitura di hardware da impiegare nelle infrastrutture di rete.

Un ennesimo grattacapo per il colosso asiatico, che negli ultimi mesi già si è trovato a dover fare i conti con il ban imposto da alcuni paesi a livello globale per quanto concerne l’allestimento dei network 5G. Il questo caso alla base delle decisioni vi sono i timori legati alla cybersecurity e alla presunta vicinanza tra Huawei e il governo di Pechino: il CEO e fondatore Ren Zhengfei è un ex ufficiale dell’Esercito Popolare di Liberazione, le forze armate del paese.

Non è da escludere che l’azienda si sia preparata a una simile eventualità, come testimoniano le indiscrezioni trapelate nell’ultimo periodo in merito alla realizzazione di un sistema operativo proprietario per i dispositivi mobile, da impiegare come sostituto o alternativa ad Android.

Huawei potrebbe inoltre aver rafforzato gli investimenti destinati alla progettazione e produzione di hardware, dai processori ai modem, così da non farsi trovare impreparata di fronte all’impossibilità di acquistarli dai fornitori d’oltreoceano, anche in considerazione di quanto avvenuto nel recente passato a ZTE, sottoposta allo stesso trattamento con immediate ripercussioni negative sul business a livello globale.

Andranno con tutta probabilità a delinearsi nuovi equilibri di mercato, sia all’interno del segmento mobile sia per quanto concerne le infrastrutture del mondo online. Rimaniamo in attesa di una dichiarazione ufficiale da parte di Huawei per tornare sull’argomento.

Aggiornamento: Huawei ha diramato un comunicato ufficiale in cui afferma la volontà di continuare a offrire supporto post-vendita e update sia per i dispositivi già venduti sia per quelli in fase di distribuzione. Lo riportiamo di seguito in forma integrale e tradotta.

Huawei ha contribuito in modo sostanziale allo sviluppo e alla crescita di Android in tutto il mondo. Nelle vesti di uno dei partner chiave di Android a livello globale, abbiamo lavorato a stretto contatto con la sua piattaforma open source per sviluppare un ecosistema di cui hanno beneficiato sia gli utenti sia l’industria. Huawei continuerà a offrire aggiornamenti di sicurezza e servizi post-vendita per tutti i prodotti smartphone e tablet di Huawei e Honor, coprendo sia quelli già venduti sia quelli a magazzino a livello globale. Continueremo a costruire un ecosistema software sicuro e sostenibile, così da offrire la migliore esperienza possibile agli utenti di tutto il mondo.

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  • rudi scrive:
    e' un passo molto pesante delle guerra commerciale che gli usa stanno scatenando, perlatro senza alcun problema di disoccupazione (ma di bilancia commerciale si). Trattandosi di qualcosa contro cui WTO sembra non poter intervenire, indipendentemente dal fatto di quanto verra poi attuata in futuro, e' un chiaro segnale rivolto a chiunque usi tecnologia americana, non solo Huawey, e questo avra' sicuramente ripercussioni, anche in Europa. L'open in questo campo sembra quindi una opzione anche pacifista?
Fonte: SlashGear
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