BigG prova a salvare Buzz

Tutti parlano del nuovo servizio di social networking di Mountain View, anche se quasi sempre in negativo. Le associazioni pro-privacy promuovono inchieste, gli esperti di sicurezza scovano bug. Google? Chiede scusa e va avanti
Tutti parlano del nuovo servizio di social networking di Mountain View, anche se quasi sempre in negativo. Le associazioni pro-privacy promuovono inchieste, gli esperti di sicurezza scovano bug. Google? Chiede scusa e va avanti

La prima settimana di Buzz , il nuovo servizio di microblogging e social networking lanciato da Google, è stata una vera e propria settimana di passione. I problemi che, sin da subito, hanno piagato Buzz e hanno esposto la sua scarsa considerazione di regole di privacy elementari continuano ad alimentare discussioni e reazioni, nessuna delle quali positive. Al Googleplex ammetto gli errori ma promettono: continueremo ad aggiornare il servizio finché gli utenti ce lo chiederanno . Sempre che i suddetti utenti non cadano vittima di una vulnerabilità appena scovata dai ricercatori di sicurezza.

Le scuse ufficiali di Google nei confronti degli utenti vengono affidate al manager di prodotto Todd Jackson, che sul blog ufficiale di Gmail sostiene come la corporation si sia accorta quasi subito del fatto che qualcosa in Buzz non era andata per il verso giusto. “Siamo molto dispiaciuti per le preoccupazioni che abbiamo causato e stiamo lavorando sodo per migliorare le cose sulla base del vostro feedback” dice Jackson, preannunciando che lo sforzo di tweaking alle funzionalità continuerà anche dopo il primo update già implementato in precedenza.

Jackson ammette che i cambiamenti sin qui apportati sono insufficienti rispetto alle esigenze dell’utenza , ragion per cui a breve Buzz cambierà radicalmente il meccanismo di “abbonamento” automatico ai “buzz” dei propri contatti Gmail trasformandolo in un semplice suggerimento, chiedendo espressa autorizzazione all’utente per avviare il “following”.

Altre misure che secondo Jackson andranno a rispondere efficacemente alle lamentele dei netizen sono la non automaticità della connessione ai web album Picasa e agli elementi condivisi del feed reader Google Reader, e la presenza di una nuova scheda nelle impostazioni di Gmail in modo da facilitare la separazione tra la webmail e Buzz o la completa (e da molti richiesta) disabilitazione del nuovo social network.

Che Buzz sia stato un parto problematico lo ammette anche Eric Schmidt, CEO della corazzata Google che nel respingere le accuse di “cattive intenzioni” e danni alla privacy degli utenti parla di “molta confusione” e di un grosso problema di comunicazione da parte di Mountain View . “Penso che l’errore sia stato nostro” dice Schmidt, “ma la cosa importante è che non è successo davvero nulla di male nel senso che nessuno si è ritrovato con le proprie informazioni personali rese pubbliche”. Schmidt, per dare un significato concreto alle parole, è lo stesso che aveva declassato la privacy a questione secondaria invitando gli utenti a “non fare nulla di male” per mettersi l’animo in pace e smettere di preoccuparsi di ciò che capitava ai loro dati.

Il problema che attanaglia Buzz, e che continuerà molto probabilmente a condizionarne l’esistenza sul breve e sul lungo periodo, è il fatto che il servizio sia stato imposto agli oltre 170 milioni di utenti di Gmail senza alcun preavviso o richiesta di opt-in , condizione che ha comprensibilmente generato la reazioni di rigetto di molti e le perduranti polemiche sul servizio come d’altronde già capitato in passato ad altri network social.

Nell’attesa che gli altri player dei social network (potenziali o già affermati che siano) e Google stessa traggano le dovute lezioni dal pasticciaccio di Buzz, Mountain View deve cominciare a preoccuparsi anche dal punto di vista legale in virtù di due iniziative a difesa della privacy , in Canada e negli Stati Uniti, tese a dare un’occhiata ravvicinata alle problematiche effettive sollevate dal servizio.

In Canada è l’ Office of the Privacy Commissioner a muoversi, presumibilmente prendendo di mira proprio la tanto discussa tendenza di Buzz a selezionare in automatico gli utenti di cui seguire gli stream e i micropost. Negli States si è invece attivata la Electronic Privacy Information Center (EPIC) con una richiesta di indagine alla Federal Trade Commission , lamentando le presunte violazioni alle aspettative degli utenti, la diminuzione della riservatezza, la violazione della politica per la privacy promossa da Google stessa e la potenziale infrazione delle leggi federali sulle intercettazioni.

Preoccupazioni legali a parte, a Google non va molto meglio dal punto di vista meramente tecnologico con gli spammer già attivi nel trasformare Buzz nel nuovo campo di battaglia dei messaggi spazzatura. Se Google si dice pronta a ricevere l’assalto con filtri e tecnologie ad hoc, la capacità dei cybercriminali di abusare del servizio entro pochissimi giorni dalla sua apertura non promette nulla di buono.

La ciliegina sulla torta per la nascita di Buzz, infine, è una vulnerabilità di tipo Cross-Site-Scripting (XSS) che potrebbe permettere a un malintenzionato di prendere il controllo degli account utente e persino di sapere dove i suddetti utenti si trovino grazie al servizio di geo-localizzazione di Mountain View. I tecnici ammettono il problema (sebbene solo per le piattaforme mobile) e dicono di essere al lavoro per risolverlo.

Alfonso Maruccia

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17 02 2010
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