Bitcoin e banche d'affari: nessun passo avanti

Secondo Bloomberg le grandi banche d'affari hanno messo un piede nelle criptovalute solo per non farsi trovare impreparate, ma senza sforzi sostanziali.

Bitcoin e banche d'affari: nessun passo avanti

Secondo Bloomberg i progetti dell’alta finanza in ambito criptovalute sono più una questione formale che non uno sforzo sostanziale. Un attacco quasi mirato, una sferzata che sembra pensata per colpire l’argomentazione che tiene in piedi le ultime illusioni diffuse sulle cripto – ambito nel quale i più fiduciosi vedono nella discesa in campo dei grandi nomi una leva certa per il futuro rimbalzo.

Bloomberg, voce di alto profilo nel mondo della finanza, serve quindi un boccone velenoso proprio al termine di una annata che per il mondo delle criptovalute è di segno uguale e contrario a quel che è stato il 2017: dagli incredibili valori raggiunti dal Bitcoin alla fine dello scorso anno, si è scesi ora sotto quota 4000 dollari ed il trend non sembra trovare inversioni di tendenza. I più fiduciosi continuano però a predicare un mantra diffuso: se sono saliti a bordo i grandi nomi dell’alta finanza, se i derivati sono dietro l’angolo, se i big sono pronti ad aprire i propri servizi di trading, se i futures sono quasi-realtà, allora significa che l’occasione è vicina e il rimbalzo è ormai prossimo a venire. Tale ragionamento sembra però scontrarsi con il bagno di realtà che suggerisce Bloomberg, la cui analisi smonta proprio questo tipo di visione.

Secondo quanto indicato, i progetti fin qui lanciati non solo sarebbero di modestissima entità, ma sarebbero anche fermi in un limbo nel quale tutto è immobile ormai da tempo. Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citigroup, Barclays: progetti diversi, basi differenti, ma tutti hanno un percorso comune che li avvicina alle criptovalute con grande circospezione per poi fermare ogni progetto prima di farlo diventare qualcosa di concreto.

Il risultato? Vari progetti arenati, nessun passo avanti compiuto e, soprattutto, pochissimi dollari mobilitati: tra tutti i vari nomi elencati, sarebbero appena poche decine i contratti effettivamente siglati. Troppo poco, insomma, per pensare che si stia facendo sul serio.

Perché muovere le proprie pedine, allora, se poi le intenzioni non son vere? Secondo Bloomberg le azioni preliminari di alcuni grandi big sono state dettate più che altre dalla paura di perdere una eventuale opportunità. Meglio mettere un piede nella porta, insomma, in attesa di capire cosa sarebbe potuto succedere. I problemi sono stati però quelli noti: carenze regolamentari, vuoti normativi, truffe (alcune di queste citate solo in queste ore dal WSJ come esempio dell’elusività degli schemi e del pericolo contingente per i risparmiatori), fork, costi di mining e molte altre dinamiche hanno remato contro l’imporsi delle criptovalute ed hanno favorito lo sfumare di centinaia di miliardi di dollari di capitalizzazione.

Le ambizioni, insomma, forse non sono forse mai state realmente tali: le grandi banche d’affari hanno semplicemente mosso una pedina laddove c’era un mercato emergente da monitorare, così da non farsi trovare sguarniti nel caso in cui la situazione si fosse improvvisamente sbloccata. A distanza di mesi dall’epoca d’oro delle criptovalute c’è ancora la possibilità di veder andare a compimento tali progetti? Il ragionamento ha senso soltanto in direzione opposta: non saranno i grandi gruppi a determinare il destino delle criptovalute, ma sarà la capacità di rimbalzo delle criptovalute stesse ad attirare eventualmente gli interessi dei big. A quel punto il ciclo virtuoso potrebbe anche innescarsi ed il sentiment “bullish” avrebbe nuovamente motivo d’essere, ma tale situazione non appare oggi nell’orbita del possibile.

Secondo Bloomberg la prospettiva non è destinata a cambiare, anzi: gli indicatori suggeriscono orizzonte immutato per il Bitcoin (e per le altre principali criptovalute), con ulteriori perdite nei mesi a venire. Alla luce dei fatti, quindi, il limbo è destinato a perdurare e non sarà dall’alta finanza che arriverà un aiuto al settore.

 

 

Fonte: Bloomberg

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