La FAA (Federal Aviation Administration) degli Stati Uniti ha avviato un’indagine sul terzo lancio del razzo New Glenn effettuato da Blue Origin il 19 aprile. I lanci sono quindi sospesi fino al termine del procedimento, in base al quale l’azienda di Jeff Bezos dovrà apportare le azioni correttive suggerite dall’agenzia.
Rientro incontrollato del secondo stadio?
Il lancio è avvenuto alle ore 7:25 (le 13:25 in Italia). Dopo la separazione tra i due stadi del razzo, quello inferiore è atterrato senza problemi sulla nave drone nell’Oceano Atlantico. Lo stadio superiore doveva quindi portare in orbita il satellite BlueBird 7 di AST SpaceMobile. A causa di un’anomalia, il rilascio è avvenuto ad un altitudine di circa 150 Km, invece dei circa 460 Km previsti. Dato che il propulsore non può portare il satellite nell’orbita corretta, AST SpaceMobile ha comunicato che verrà distrutto con il rientro nell’atmosfera.
Come si può leggere nella timeline erano previste due accensioni dei due motori BE-3U del secondo stadio dopo il lancio (3 minuti e 16 secondi; 1 ora, 9 minuti e 41 secondi).
Il CEO di Blue Origin (Dave Limp) ha spiegato ieri sera che, in base ai primi dati disponibili, la seconda accensione dei motori non ha fornito la spinta sufficiente per raggiungere l’orbita designata. La FAA ha quindi avviato un’indagine per determinare la causa e valutare eventuali rischi per cose e persone sulla Terra.
L’astronomo Jonathan McDowell ha comunicato che la Space Force degli Stati Uniti monitora un oggetto in orbita, ma non è chiaro se si tratta del satellite BlueBird 7 o del secondo stadio del razzo New Glenn. Il malfunzionamento dei motori impedirà un rientro controllato del secondo stadio. Anche se dovrebbe bruciare completamente nell’atmosfera terrestre, la probabilità che alcuni detriti arrivino sulla Terra non è nulla.
Blue Origin non potrà lanciare altri razzi fino al termine dell’indagine. Ciò comporterà quasi certamente modifiche ai piani futuri. Sono già previsti i lanci dei satelliti Amazon Leo e del lander Blue Moon Mark 1.
