Brevetti, tutti con Samsung, contro Apple

Google, Facebook e altre aziende ICT si schierano con l'azienda coreana per scoraggiare le richieste esorbitanti di danni da parte di Cupertino: la paura dei risarcimenti rischia di frenare l'innovazione
Google, Facebook e altre aziende ICT si schierano con l'azienda coreana per scoraggiare le richieste esorbitanti di danni da parte di Cupertino: la paura dei risarcimenti rischia di frenare l'innovazione

Diverse aziende ICT stanno spingendo per veder ricalcolati i danni legati alla violazione dei brevetti con la Mela da parte di Samsung .

La questione è quella legata allo scontro brevettuale Apple-Samsung ed in particolare verte sulla decisione della Corte d’Appello che aveva chiesto che venissero ridiscussi i danni calcolati a favore di Apple dai precedenti gradi di giudizio.

Si tratta dell’ultimo capitolo dell’ infinita guerra a suon di proprietà intellettuale che vede contrapposte Apple e Samsung: al centro di tutto la presunta violazione di brevetti di design relativi alla forma e al trade dress di iPhone e iPad (l’aspetto, ma anche il packaging), di cui Cupertino contesta la violazione da parte dei dispositivi della linea Galaxy, nonché di alcuni titoli di proprietà industriale legati a funzionalità dei suoi dispositivi, il numero ‘414 , relativo alla sincronizzazione dei dati in background tra diversi dispositivi; il numero ‘172 che illustra il sistema di completamento automatico del testo digitato; il ‘959 , che copre il sistema di ricerca universale all’interno di un dispositivo; il ‘647 che rivendica la tecnologia per mostrare gli indirizzi e le date come link all’interno di un messaggio di testo; e forse il più noto, il ‘721 che protegge il sistema slide-to-unlock.

Dando ragione ad Apple il Tribunale di primo grado nell’ agosto del 2012 aveva condannato Samsung a pagare più di un miliardo di dollari: da allora tuttavia nei successivi gradi di giudizio e diramazioni del processo originario tale cifra è finita per essere progressivamente messa in discussione .

Ora nella battaglia sul calcolo del dovuto e sul computo dei danni si sono inserite, con la formula dell’ amicus brief , cioè come parti terze interessate alla questione di principio, Google, Facebook, eBay, HP, Limelight Networks, Newegg, SAS Institute e diversi gruppi di interesse che hanno chiesto alla Corte federale di intervenire. Le aziende protagoniste del settore ICT temono che una valutazione così elevata della proprietà intellettuale chiamata in causa possa determinare un ostacolo vero e proprio alla spinta innovativa del settore, che rischierebbe di essere frenata dalla paura delle conseguenze di una violazione .

Secondo quanto sottolineano nell’intervento, prodotti come gli smartphone sono troppo complicati per poter calcolare dei danni basandosi solo sulla singola violazione di un singolo elemento contenuto al suo interno, che sia hardware o software.

Apple, per il momento, si è limitata a chiedere lo stralcio delle dichiarazioni delle aziende che ritiene non possano essere considerate parti terze estranee ai fatti: in particolare risulterebbe critico il ruolo di Google, che con Android sarebbe anzi direttamente coinvolto.

Claudio Tamburrino

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