Calcio, pirateria e Piracy Shield: giro di vite anche sulle VPN?

Calcio e pirateria: giro di vite anche sulle VPN?

Motori di ricerca e VPN dovranno contribuire al contrasto della pirateria nel mondo del calcio: lo dice la delibera AGCOM su Piracy Shield.
Calcio e pirateria: giro di vite anche sulle VPN?
Motori di ricerca e VPN dovranno contribuire al contrasto della pirateria nel mondo del calcio: lo dice la delibera AGCOM su Piracy Shield.

Come anticipato nei giorni scorsi, in occasione della pubblicazione della delibera AGCOM (PDF) sul tema Piracy Shield, anche i gestori dei servizi VPN, i motori di ricerca e i fornitori di DNS aperti saranno coinvolti nella lotta alla pirateria relativa agli eventi sportivi trasmessi in diretta, in particolare quelli inerenti al mondo del calcio. Vediamo, nel dettaglio, cosa afferma il documento su questo fronte.

VPN e motori di ricerca contro la pirateria del calcio

Già sappiamo che il periodo di tempo massimo concesso ai soggetti interessati per rendere effettivo il blocco dell’accesso alle risorse incriminate è pari a 30 minuti. Lo ribadisce questo passaggio.

I prestatori di servizi di accesso alla Rete, i soggetti gestori di motori di ricerca e i fornitori di servizi della società dell’informazione coinvolti a qualsiasi titolo nell’accessibilità del sito Web o dei servizi illegali eseguono il provvedimento dell’Autorità senza alcun indugio e, comunque, entro il termine massimo di 30 minuti dalla notificazione, disabilitando la risoluzione DNS dei nomi di dominio e l’instradamento del traffico di rete verso gli indirizzi IP indicati o comunque adottando le misure tecnologiche e organizzative necessarie per rendere non fruibili da parte degli utilizzatori finali i contenuti diffusi abusivamente.

Non saranno dunque solo i provider doversi far carico del compito, come ipotizzato in un primo momento. Il riferimento alle Virtual Private Network è diretto ed esplicito.

… tutti i soggetti a qualsiasi titolo coinvolti nell’accessibilità ai contenuti diffusi illecitamente e quindi anche, a titolo esemplificativo e non esaustivo, i fornitori di VPN e di servizi di DNS aperti, dovranno dare esecuzione ai blocchi richiesti dall’Autorità anche attraverso l’accreditamento alla piattaforma Piracy Shield o comunque implementando misure che impediscano all’utente di raggiungere quel contenuto.

AGCOM ha poi fissato al 31 gennaio 2024 il termine ultimo entro cui, i soggetti individuati, dovranno accreditarsi alla piattaforma, così da poter svolgere il loro ruolo antipirateria. Vale a dire che, l’intero impianto, inizierà a funzionare a pieno regime solo da febbraio. Fino ad allora, si rimarrà in quella che l’Autorità definisce una fase transitoria.

Google ha già la soluzione pronta

Il documento spiega inoltre come Google abbia già previsto l’implementazione di un sistema ad hoc, anche per impedire l’indicizzazione e l’inclusione nelle pagine dei risultati delle pubblicità che promuovono la trasmissione non autorizzata degli eventi sportivi.

Google ha condiviso una modalità procedurale per la comunicazione dell’elenco dei blocchi e la Società si è altresì impegnata per la rimozione tempestiva di tutte le pubblicità che non rispettano le policy della società, avuto particolare riguardo a quelle che investono la promozione di siti pirata riferiti ad eventi
sportivi protetti.

L’infrastruttura su cui poggia Piracy Shield è pronta e lo stesso vale per l’impianto normativo necessario al suo funzionamento. Manca però un ultimo e fondamentale elemento, perché tutto possa andare come auspicato da AGCOM (nonché da Lega Serie A e dai detentori dei diritti): la collaborazione attiva da parte dei soggetti appena citati. Se per quanto riguarda i motori di ricerca, il più importante ha già dimostrato la propria disponibilità, rimane da capire come si porranno i big del mondo VPN nei confronti delle imposizioni, anche considerando la dislocazione a livello globale delle loro sedi operative.

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Fonte: AGCOM (PDF)
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Pubblicato il 13 dic 2023
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