Canada: Facebook pagherà 5,8 milioni per la privacy

Il gruppo di Menlo Park staccherà un assegno dall'importo pari a 9 milioni di dollari canadesi (circa 5,8 milioni di euro) per falsi proclami.
Il gruppo di Menlo Park staccherà un assegno dall'importo pari a 9 milioni di dollari canadesi (circa 5,8 milioni di euro) per falsi proclami.
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In Canada il Competition Bureau ha stabilito che nel periodo compreso tra l’agosto 2012 e il giugno 2018 (pochi mesi dopo l’esplosione dello scandalo Cambridge Analytica) il social network in blu ha fatto dichiarazioni false o ingannevoli a proposito della gestione della privacy sulle proprie piattaforme. Il riferimento è a Facebook e Messenger.

Facebook: false dichiarazioni sulla privacy in Canada

Un comportamento che costerà al gruppo di Menlo Park un totale pari a 9 milioni di dollari canadesi, circa 5,8 milioni di euro al cambio. È l’entità dell’assegno che Mark Zuckerberg staccherà per chiudere la questione definitivamente. Tra le accuse mosse anche la possibilità per le terze parti di accedere alle informazioni di coloro inseriti nella lista amici dell’utente in seguito all’installazione di un’app da parte di quest’ultimo, una pratica che avrebbe dovuto essere interrotta nel 2015 stando a quanto reso noto da FB, ma che è invece andata avanti per altri tre anni.

Facebook non ha limitato la condivisione delle informazioni personali relative agli utenti con gli sviluppatori di terze parti con modalità coerenti alle dichiarazioni dell’azienda sulla privacy.

La posizione del social network è riportata da Reuters: la società si dichiara “non d’accordo” con quanto sostenuto dall’autorità canadese, ma accetta di pagare la somma richiesta così da concludere la disputa nel più breve tempo possibile. Queste le parole attribuite a un portavoce.

Anche se non siamo riteniamo corrette le conclusioni del Commissario, risolviamo la questione accettando un accordo e non contestandole.

Spiccioli per una realtà come Facebook se confrontati ai 5 miliardi di dollari versati nell’estate scorsa nelle casse degli Stati Uniti, sempre nel tentativo di archiviare una volta per tutte il caso Cambridge Analytica.

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