Il Caos dell'informazione online

Ne "Il caos dell'informazione", Antonio Martusciello lancia l'allarme sulla confusione nei flussi informativi, utile a favorire la disinformazione.

Dietro l’appellativo di “Caos dell’informazione“, il Commissario AGCOM Antonio Martusciello ha racchiuso le proprie convinzioni in ottica di interpretazione dell’attuale situazione nel mondo dell’informazione. Le parole di Martusciello sono mirate e circostanziate, finalizzate al perseguimento di un qualche principio sul quale costruire gli interventi legislativi di domani:

Un fatto esiste in quanto fa parte di una rete di relazioni e opinioni che lo qualificano e interpretano. Non è quindi solo il flusso di informazioni a suggestionare direttamente il destinatario finale del messaggio, ma soprattutto il gruppo di riferimento. [Siamo giungi] a uno scontro in cui le dimensioni economiche possono diventare una minaccia, sia industriale che social.

Il caos dell’informazione online

Oggettivamente: c’è davvero qualcosa di nuovo in tutto ciò? Per certi versi no: i fatti – da sempre – esistono in quanto affermati all’interno di reti di relazioni, in quanto fissati all’interno di opinioni, in quanto trasformati in credenza per poter ambire alla consacrazione in Verità. Online come offline, è sempre stato così. La novità sta negli strumenti adoperati, nella velocità di circolazione delle informazioni e nella consapevolezza circa le dinamiche instauratesi attorno ai fatti e le loro surroghe informative. La novità sta nel fatto che alla somma di tante piccole comunità locali si è arrivati oggi alla somma di tante piccole comunità di interesse, una frammentazione sociale che dal fronte fisico si è spostata nella dimensione dell’immateriale. Aggiunge Martusciello:

La brevità del ciclo di vita dei contenuti falsi diffusi online e la loro distribuzione concentrata in un lasso di tempo breve sono la spia dell’intento di mettere in atto una strategia di disinformazione, prediligendo la trattazione di tante informazioni diverse, ma evitando di approfondirle.

Con queste parole Martuscello dipinge un quadro della situazione doloso: non è chiaro il motivo che starebbe a capo del movente (perché un movente deve esserci se si dà per assodato un “intento di mettere in atto una strategia di disinformazione”), ma si considera un assioma il fatto che ci sia una finalità precisa dietro l’emergere del caos odierno dell’informazione. Nel proprio saggio, illustrato presso la Dante Alighieri di Roma, Martusciello riflette sul fatto che “si dovrebbe immaginare un’azione che torni a valutare la centralità della corretta informazione come prospettiva cui tendere“. Un appello malcelato a quello che era un tempo compito del giornalismo e dell’editoria, prospettiva seguita più o meno bene nel tempo ma per la prima volta messa in discussione in qualità di punto cardinale del senso critico.

Cosa si può fare? Parlare di “caos dell’informazione” già lascia supporre una situazione confusa, una matassa difficile da dipanare e una fotografia generale fumosa. Martusciello propone un approccio duale: da una parte una serie di interventi basati sull’obbligo di trasparenza ed accountability delle piattaforme (una sorta di logica “push” per costringere i sistemi online a scendere a mutui consigli con il legislatore), nonché improbabili sistemi di monitoraggio del traffico che possano far emergere possibili deviazioni nei flussi informativi e disinformativi; dall’altra occorre stimolare un approccio critico ai testi (responsabilità dei singoli e dei processi formativi), facendo attenzione a processi che diluiscono la disinformazione in un mare di rumore di fondo facilitandone diffusione e assorbimento passivo.

Una totale immersione nelle logiche mediali conduce ad accettare assiomi assoluti, consegnando noi stessi alla manipolazione di interessi commerciali o finanche politici. Ed è in questo senso che allora occorre tutelare la libertà, non in modo aprioristico, intesa come fiducia “ingenua” nei mezzi del comunicare, ma come incarnazione della verità.

Ed è questo l’aspetto più importante della riflessione del Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni: “Il rischio è che la manipolazione delle masse possa giungere fino a consentire un pericoloso negazionismo della realtà“. Mai sottovalutare questo aspetto: l’affermazione della realtà attraverso la competizione tra le idee, e quindi attraverso le piattaforme di scambio dialogico, è la linfa della democrazia. Ogni qualvolta nella storia si sono inquinati i pozzi dell’informazione, le conseguenze sono state letali. Il monito del Commissario è pertanto del tutto opportuno, benché ad oggi il tema delle “fake news” non sia mai stato studiato con reale equilibrio, non sia mai stato definito in modo puro e non sia quindi mai stato affrontato se non con superficialità.

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  • Massimo Boaron scrive:
    Le fake news non sono una novità del web: nella vita reali ce ne sono di enormi, basate sull'ignoranza e sulla stupidità della gente e su enormi interessi commerciali. E quello che è peggio a volte hanno anche il supporto ministeriale. Parliamo di Sanità, il caso più evidente e più grave: molte farmacie vendono i prodotti omeopatici, acqua fresca che con l'immagine della farmacia diventa credibile. E il Ministero accetta, se non incoraggia questo. Basterebbe imporre per questi prodotti la stessa procedura di validazione delle medicine, in quanto son vendute come tali. Un esempio eclatante è l'Oscillococcinum, nome di un batterio che non esiste, nato per un banale errore di un ricercatore. La famigerata Boiron francese lo vende carissimo: ed è fatto semplicemente diluendo all'infinito del volgarissimo fegato d'oca (che ovviamente non ha nulla a che vedere con un batterio che non è mai esistito). E con questa balla si fanno miliardi !
  • Ayeye scrive:
    la cosa diventa ancora piu' grave quando persino le piu' famose testate italiane online sono le prime a diffondere fake news.
  • Luca scrive:
    Io parlerei del caos dell'informazione. Punto. Non è il fatto che sia online o offline a fare la differenza. Sono spesso giornali cartacei con stesure importanti a diffondere balle. Non sto qui a fare una lista, ma l'ultimo esempio è quello sulle rinunce al reddito di cittadinanza, che sono "12" anziché più di 100k, secondo quanto indicato da molte testate blasonate qualche giorno fa.
  • Ivan scrive:
    Io vi ho sempre letto con interesse praticamente dalla fondazione del sito, però mi permetto di segnalarvi il mio malumore verso un'impronta sempre più "politica" di questo progetto, che personalmente mi disturba. Chi è esperto o per lavoro lavora nell'IT ad un certo punto si secca di leggere di hacker russi che spuntano ovunque come funghi, o fake news nei posti più disparati, mentre i media tradizionali possono permettersi di mistificare e falsificare la realtà impunemente, senza alcun controllo delle fonti. Puntare l'attenzione sulle "fake news" di un non ben definito universo "online" quando i media tradizionali (offline e online) violano persistemente ogni regola deontologica di una professione sempre più priva di credibilità è, ripeto, seccante. L'online è una goccia all'interno di un sistema granitico, probabilmente il problema è che l'online non è ancora del tutto sotto controllo... a me pare che ci sia la tentazione, da più parti, di giustificare e regolamentare una censura di fatto, portata avanti in modo sistemico e ideologico... e tutti sappiamo bene, a voler vedere, dove questo ci porterà. Il problema NON è dato dalle fakenews, ma dalla crisi di credibilità del giornalismo... sempre più relegato a strumento di marketing. Su questo sito a me piacerebbe leggere di IT e non di politica.
    • Giacomo Dotta scrive:
      Cliccando sull'ultimo link presente nell'articolo noterà che siamo assolutamente sulla stessa lunghezza d'onda.
  • nessuno scrive:
    Mi sembra fin troppo chiaro che non ci sia una reale intenzione a debellare la “malattia”. Però basterebbe applicare un “bollino” che rende l’informazione che lo espone UFFICIALE, un po’ come i profili di Instagram ecc… Chiaramente questo sistema dovrebbe garantire affidabilità per evitare che venga esposto dai soliti XXXXX.
    • radd scrive:
      Forse la volontà ci sarebbe anche, basta ascoltare le interviste dei politiconi, nessuno escluso ovviamente. Solo che dopo 5 minuti, nel chiuso delle loro stanzette, indagano su quanti punti hanno portato le notizie farlocche e non certificate, comprese quelle inventate da loro stessi. Altro che bollino, l'umanità è destinata all'estinzione, e questo è un fatto accertato. Io continuo a guardarmi i documentari della terra dopo l'uomo, sono molto istruttivi
      • Piego Angela scrive:
        Vediti qualsiasi cosa di George Carlin. In proposito ne parla parecchio ma è un satirico. Americano. Quindi spacca.
      • Piego Angela scrive:
        Precisamente, cercati su TuTubi "George Carlin - Salvare il pianeta?! ( SUB ITA )". Potrebbe piacerti ;)
Fonte: AGCOM
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