Capcom ha deciso di integrare l’AI generativa nel processo di sviluppo dei videogiochi, ma adottando un approccio che dovrebbe garantire alla creatività umana di mantenere il suo ruolo fondamentale. O almeno questo è l’intento. Lo ha fatto con una stretta di mano che lega la software house giapponese a Google Cloud.
L’approccio di Capcom all’AI per i videogiochi
Per l’azienda, l’intelligenza artificiale può costituire un partner
e tornare utile per accorciare le attese quando si ha a che fare con operazioni che richiedono parecchio tempo e risorse. Ad esempio.
Uno degli aspetti più impegnativi dello sviluppo di un videogioco è ideare un mondo di gioco. Alla fine, abbiamo dovuto pensare a centinaia di migliaia di idee, incluse quelle che non sono state utilizzate.
Capcom rassicura che l’AI non sarà mai utilizzata per creare asset (un po’ come per Divinity), ma sarà sufficiente? Dopotutto, lo sviluppatore ci sta dicendo che non vedremo modelli poligonali o texture generati da un algoritmo, ma avrà forse meno peso se Gemini interverrà decidendo quali concept considerare e quali invece scartare? A mio parere no, anzi, forse l’impatto sarà addirittura maggiore, entrando in azione nella fase preliminare in cui si valuta la bontà delle idee da portare avanti.
Gemini ha creato nuovi lottatori di Street Fighter
Considerando la collaborazione con Google, ho immaginato di essere un autore Capcom alle prese con la creazione di nuovi lottatori per il prossimo capitolo della saga Street Fighter, una delle più celebri del suo catalogo. Ho chiesto a Gemini di creare quattro nuovi, questi i risultati. Le immagini sono generate con il modello Nano Banana 2. Questo il prompt utilizzato.
Crea l’artwork per un nuovo lottatore (mai visto prima) per il prossimo capitolo della saga picchiaduro Street Fighter. Nell’immagine includi il nome del lottatore.

Jorge Silva ci sembra parente stretto di quell’Eddy Gordo di Tekken che molti di noi sceglievano in sala giochi per tenere lontani gli avversari con i passi di capoeira.

Gary Steel ricorda un po’ il Jax di Mortal Kombat.

Un po’ Shinobi, un po’ Naoe di Assassin’s Creed, Akari Blade strizza l’occhio al trend dei ninja nei videogame.

Sarai Volt è un po’ la versione femminile di Cole MacGrath di inFAMOUS. Nulla a che vedere con il carisma di Zangief e Dhalsim.