Cartucce compatibili, il terremoto Epson

Con i suoi brevetti, uno dei leader dei produttori di cartucce mette all'angolo importatori e costruttori americani di prodotti compatibili e generalmente molto più economici. I consumatori non ridono

Roma – Sono economiche, e per questo vendono. Ma le cartucce compatibili per le stampanti Seiko Epson potrebbero presto sparire dal mercato, almeno per quel che riguarda gli Stati Uniti: la denuncia del produttore giapponese, uno dei leader di settore, ha conquistato il giudice americano Paul Luckern, che ha preso le tesi di Epson e le ha tradotte in una sentenza preliminare che potrebbe scuotere dalle fondamenta il mercato di settore.

Epson ha scelto la via dei tribunali nel febbraio del 2006, lamentando presso l’agenzia federale International Trade Commission la “concorrenza sleale” delle società specializzate in compatibili, ricaricabili e in tutte quelle soluzioni “low cost” per la stampa economicamente sostenibile, sempre più adoperate dagli utenti in virtù di un buon rapporto prezzo/prestazioni.

Secondo l’accusa, le 24 società interessate dalla denuncia infrangono i brevetti di proprietà di Epson nella realizzazione delle cartucce , risultando queste ultime sin troppo simili alle originali per poter essere frutto di una produzione totalmente originale. Luckern, il giudice interessato della causa, il 30 marzo ha dunque emesso un verdetto non definitivo sulla colpevolezza delle suddette società: le cartucce interessate sono oltre 750, ed infrangono almeno uno degli undici brevetti registrati da Epson.

Luckern ha poi raccomandato alla società giapponese di depositare la richiesta di bloccare le importazioni delle cartucce incriminate: i produttori riconosciuti colpevoli sono presenti in Germania, Corea, Cina e negli stessi Stati Uniti, e una richiesta siffatta – a questo punto più che probabile – manderebbe praticamente a morte l’intero mercato delle compatibili Epson sul mercato americano.

Esulta l’azienda: un portavoce parla di un ottimo risultato nell’ambito di “una strategia internazionale tesa a difendere la società dalla concorrenza sleale”, della necessità di “agire di conseguenza” da parte dei produttori di terze parti e di sforzi rinnovati tesi a “difendere i diritti sulla preziosa proprietà intellettuale di Epson”. Ma non è solo questo: molti ritengono che ora anche gli altri grandi produttori di stampanti, che dal mercato delle cartucce traggono profitti enormi ma minati dalle molte attività dei concorrenti low cost, possano decidere di intraprendere le vie giudiziarie. Il futuro si presenta fosco, commenta qualcuno, soprattutto per le tasche dei consumatori.

Sia come sia, ci vorrà del tempo: bisognerà attendere giugno per sapere se la Commissione vorrà adottare la sentenza Luckern. Nel mentre, Ars Technica parla di una vera e propria strategia di Epson e di altri big di settore per togliere ossigeno e legittimità al largo bacino dei produttori di compatibili: i due brevetti 7.008.053 e 7.011.397 che secondo Epson sono stati violati, per quanto rappresentino delle “innovazioni tecniche minori” nella produzione di cartucce per stampanti a getto d’inchiostro, potrebbero essere più che sufficienti per ottenere una vittoria in tribunale di notevole importanza contro i produttori di terze parti.

E non sarebbe certo la prima: Epson è stata anni fa al centro dello scandalo delle cartucce intelligenti , riuscendo ad inimicarsi gli utenti e le associazioni dei consumatori europee. Alla fine il produttore nipponico l’ha scampata, e i consumatori hanno dovuto ritirare le accuse di frode.

Alfonso Maruccia

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