Caso Uber-Google: incriminato Levandowski

La vicenda Anthony Levandowsky non è ancora chiusa: l'ex ingegnere di Google e Uber incriminato ufficialmente per furto di segreti industriali.
La vicenda Anthony Levandowsky non è ancora chiusa: l'ex ingegnere di Google e Uber incriminato ufficialmente per furto di segreti industriali.

Torniamo dopo diverso tempo a scrivere del caso che ha visto contrapposte nelle aule di tribunale Google (più precisamente la sussidiaria Waymo di Alphabet) e Uber. Al centro della disputa la presunta sottrazione di documenti riservati da parte di un ex dipendente del gruppo di Mountain View, quell’Anthony Levandowsky che dopo aver transitato in Uber in seguito all’acquisizione della startup Otto ha avviato un nuovo progetto imprenditoriale con la fondazione di Pronto, iniziativa di cui è rimasto CEO fino a oggi, con l’incarico che ora viene ceduto a Robbie Miller (già Chief Safety Officer). Il territorio è in ogni caso sempre quello della guida autonoma.

Levandowski: furto di segreti industriali

Da oltreoceano arriva la notizia relativa all’incriminazione per furto di segreti industriali da parte di una giuria federale. Sono 33 in totale i capi d’accusa dai quali si dovrà difendere. In caso di condanna potrebbe dover scontare fino a dieci anni di reclusione e versare fino a 250.000 dollari di sanzione, facendo fronte inoltre al risarcimento economico dei danni causati con le sue azioni. Questa la dichiarazione del legale, che riportiamo in forma tradotta.

Non ha rubato alcunché, da nessuno. Il caso riporta alla luce accuse già screditate in un caso civile concluso oltre un anno e mezzo fa. Il download in questione è stato effettuato mentre Anthony ancora lavorava per Google, quando lui e il suo team erano autorizzati a utilizzare quelle informazioni. Nessuno dei presunti file segreti è stato inviato a Uber o a qualunque altra azienda.

Gli oltre 14.000 file ai quali si fa riferimento sono quelli che descrivono il funzionamento della tecnologia alla base del LIDAR integrato nelle self-driving car di Google/Waymo per eseguire in tempo reale la mappatura dell’ambiente circostante. Secondo le accuse, le informazioni sarebbero state sfruttate da Otto, la startup fondata da Levandowsky e focalizzata sull’impiego della guida autonoma sui mezzi pesanti (camion per il trasporto merci), finendo poi nelle mani di Uber in seguito all’acquisizione. Il colosso del ride sharing ne avrebbe così beneficiato, sostanzialmente sfruttando il sistema già sviluppato da bigG.

Le due parti (Waymo e Uber) sono giunte nel febbraio 2018 a una stretta di mano che consente a Uber di utilizzare la tecnologia messa a punto da Waymo facendo fronte a un pagamento allora quantificato in circa 245 milioni di dollari. Levandowsky ha fatto parte del gruppo di Mountain View dal 2009 all’inizio del 2016.

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