Cellulari e tumori, la ricerca al vaglio

Un gruppo formato da scienziati europei e statunitensi ha realizzato una panoramica sugli studi legati ai danni biologici provocati dall'uso del telefonino. Nessuna evidenza scientifica attesta la correlazione. Ma la risposta non è definitiva

Roma – Non è possibile affermare una correlazione chiara tra disfunzioni biologiche e uso del cellulare: è quanto ha concluso un gruppo di studio composto da ricercatori statunitensi, britannici e svedesi. Le prove, questa volta, provengono non da un nuovo studio epidemiologico o indagine clinica, bensì da una ricognizione della letteratura scientifica in materia.

I ricercatori hanno posto sotto la lente di ingrandimento gli studi pubblicati concernenti i presunti danni che le apparecchiature elettromagnetiche causerebbero alla salute umana .

Le conclusioni , tuttavia, non sono così nette . Gli studiosi, infatti, ammettono che fornire prove empiriche dell’assenza di correlazione è un’operazione più difficile che trovarne una, motivo per il quale si presume che una risposta più chiara possa arrivare nei prossimi anni .

Anthony Swerdlow, dell’Istituto britannico per la ricerca sul cancro e capo del team di studio, insieme ai colleghi statunitensi e svedesi ha sostanzialmente confermato il giudizio dell’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS), che di recente ha inserito i campi nei quali agiscono le radiazioni elettromagnetiche all’interno del “Gruppo 2B” ossia “potenzialmente cancerogene per gli individui”. Risultati che hanno invitato alla prudenza dal momento che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha rivalutato criticamente l’evidenza, definita “limitata” agli utenti di telefoni wireless per quanto concerne il glioma e il neuroma acustico.

Tra le pubblicazioni scientifiche vagliate, è stato preso in considerazione lo studio più ampio realizzato fino a ora, focalizzato su 13mila utilizzatori di telefono cellulare su un periodo di 10 anni. Come rilevato anche da altre parti, anche il gruppo di analisi guidato da Swerdlow ha sottolineato alcune incongruenze metodologiche come, ad esempio, la presenza di interviste nelle quali si chiedeva ai candidati di ricordare l’uso del cellulare avvenuto diversi anni prima.

“Sebbene sussistano molte incertezze, il trend rilevato in aumento si pone in contrasto con l’ipotesi secondo la quale l’utilizzo di telefoni mobili possa essere causa di tumori al cervello negli individui adulti”, rilevano i ricercatori. Inoltre, si sostiene che gli studi condotti in tutto il mondo 20 anni dopo l’avvento del telefonino e nei dieci anni successivi alla sua diffusione non hanno segnalato un incremento nei tumori al cervello.

La conclusione indubitabile al momento, come del resto già riscontrato , è l’evidente difficoltà di preocedere all’interno di tale campo di ricerca così come ha spiegato David Spiegelhalter, docente presso la University of Cambridge.

Cristina Sciannamblo

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