Tumore da cellulare, la prudenza è d'obbligo

L'OMS ha realizzato uno studio sulla tossicità delle radiazioni elettromagnetiche. Pochi i risultati evidenti e qualche indicazione pratica. Si sottolinea la necessità di proseguire con la ricerca, mentre altri ricercatori contestano il metodo
L'OMS ha realizzato uno studio sulla tossicità delle radiazioni elettromagnetiche. Pochi i risultati evidenti e qualche indicazione pratica. Si sottolinea la necessità di proseguire con la ricerca, mentre altri ricercatori contestano il metodo

“IARC classifica le radiazioni elettromagnetiche come eventualmente cancerogene per gli esseri umani”: questo il titolo del comunicato stampa emesso dall’Organizzazione Mondiale della Salute in merito alla recente ricerca compiuta dal dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro.

Sebbene un tema del genere susciti da sempre tanta attenzione giornalistica, ciò che appare evidente dal resoconto ufficiale dei lavori del gruppo di ricerca è la grande cautela utilizzata nell’esposizione dei risultati . “Il gruppo di lavoro della IARC ha discusso dell’ipotesi che queste esposizioni potrebbe produrre effetti a lungo termine sulla salute”, “negli ultimi anni, c’è stata una grande discussione circa la possibilità di effetti avversi per la salute in merito all’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche”, “l’evidenza è stata rivalutata criticamente”: sono solo alcune delle espressioni scelte per spiegare e diffondere i dati dell’indagine.

L’Agenzia dell’OMS, in particolare, ha inserito i campi nei quali agiscono le radiazioni elettromagnetiche all’interno del “Gruppo 2B” ossia “potenzialmente cancerogene per gli individui”, in base all’incremento del rischio di contrarre il glioma, un tumore al cervello maligno associato all’uso di apparecchi wireless.

La ricerca ha visto coinvolti 31 scienziati provenienti da 14 paesi, riuniti a Lione dal 24 al 31 maggio per discutere dell’annosa questione scientifica. Nel dettaglio, la discussione e la valutazione della letteratura sull’argomento ha considerato tre categorie particolari concernenti l’esposizione ai campi elettromagnetici : esposizione a radar e microonde sul posto di lavoro, esposizione ambientale associata alla trasmissione di segnali radio, televisivi e wireless e, infine, l’esposizione individuale associata all’uso di telefoni wireless. I ricercatori, dunque, hanno cercato di incrociare i dati sull’esposizione, gli studi sul cancro umano, quelli sperimentali sugli animali e altri dati tecnici rilevanti.

I risultati, come anticipato, invitano alla prudenza . L’evidenza, infatti, “è stata rivalutata criticamente” e definita “limitata” agli utenti di telefoni wireless per quanto concerne il glioma e il neuroma acustico. Tracciare conclusioni in merito ad altri tipi di cancro è stata definita un’operazione “inadeguata” data l’insufficiente qualità, consistenza e potere statistico delle ricerche a disposizione. In particolare, è stata considerata “inconsistente” l’evidenza relativa alla categoria riferita all’esposizione ambientale e professionale. Il team dei 31 non ha quantificato i rischi, ma è stato citato uno studio del sull’uso dei telefoni cellulare rilevato fino al 2004, il quale segnala un aumento del rischio di glioma pari al 40 nella categoria degli utenti assidui (30 minuti al giorno su un periodo di 10 anni). Altri ricercatori, come Robert Park del dipartimento di fisica dell’Università del Maryland, contestano queste affermazioni: “Il cancro è causato dal mutazioni dei filamenti di DNA. Le radiazioni elettromagnetiche non possono causare la mutazione dei filamenti di DNA a meno che la frequenza non sia pari o superiore alla parte blu dello spettro visibile o nell’ultravioletto. La frequenza dei cellulari è circa 1 milione di volte più bassa”.

Jonathan Samet (della University of Southern California), a capo del gruppo di ricerca, ha spiegato che “l’evidenza, sebbene ancora da accumulare, è rilevante abbastanza da supportare una classificazione di tipo 2B. Tale conclusione significa che potrebbe esserci del rischio e, dunque, è necessario mantenere uno sguardo attento sul collegamento tra telefoni cellulari e rischio di tumore”. E, dunque , date le potenziali conseguenze per la salute pubblica – sostiene Cristopher Wild, Direttore della IARC – è importante che siano condotte altre ricerche sul lungo periodo circa l’uso significativo di telefoni cellulari.

L’indicazione pragmatica rilevante è la seguente: “In base alle informazioni che si possiedono, è importante assumere misure pratiche per ridurre i rischi da esposizione come l’uso di auricolari o il texting”.

Infine, è importante sottolineare che, nel corso dei lavori, il gruppo di ricerca ha preso in considerazione anche i dati provenienti dall’ Interphone study , per molto tempo considerato controverso, ma ora definitivamente approvato dalla comunità scientifica.

Cristina Sciannamblo

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