Cellulari, la portabilità mummificata

Gli utenti denunciano tempi geologici per passare da un operatore di telefonia mobile all'altro. L'Autorità TLC risponde: siamo pronti a regolamentare il numero dei passaggi. Alcuni operatori frenano, altri fremono. Il quadro


Roma – Sono centinaia di migliaia gli italiani in attesa, nel limbo della portabilità del numero di cellulare. Aspettano anche fino a sei mesi per cambiare operatore mobile conservando il vecchio numero. È il quadro che emerge da un’inchiesta di Punto Informatico presso gli operatori, i consumatori e l’Agcom (Autorità Garante delle Telecomunicazioni). All’Agcom sono problemi noti: infatti il primo febbraio pubblicherà una delibera per portare al pettine i nodi della number portability italiana. Punto Informatico è in grado di anticiparne alcuni dettagli.

È soprattutto l’operatore Tre a denunciare i guai della portabilità italiana, dietro qualche cifra. Ad oggi, sono 350 mila gli utenti che aspettano di passare a Tre. I tempi di attesa dovrebbero essere cinque giorni, secondo una precedente delibera dell’Agcom, ma la realtà è ben diversa: “Dipendono molto dall’operatore che ci sta donando l’utente”, dicono da Tre; “Sono in media di 33 e di 47 giorni per chi lascia Vodafone e TIM, rispettivamente. Ma possono arrivare fino a 88 e 170 giorni”. “A noi risulta”, dice Enzo Savarese, commissario Agcom, “un tempo medio di attesa di 10 giorni, che comunque non va bene”.

In questo limbo l’utente si ritrova con due numeri e due sim, di altrettanti operatori. Non può usare il vecchio numero con il nuovo operatore. Nel caso di Tre il problema è più grave, poiché i suoi cellulari funzionano solo con sim Tre. L’utente non può quindi usare il nuovo cellulare, acquistato o noleggiato da Tre, con il proprio vecchio numero di telefono. È una scomodità per gli utenti ed è un danno economico per gli operatori. “Il problema è aggravato dal fatto che, con la portabilità, l’utente perde il proprio credito residuo”, aggiunge, a Punto Informatico, Marco Pierani, responsabile area hi-tech per l’associazione dei consumatori Altroconsumo , che denuncia il fenomeno. “I ritardi – aggiunge – impediscono all’utente di sapere con certezza quando avverrà la portabilità, che tende a essere rinviata persino di mese in mese. Risultato: l’utente per mesi rinuncia a ricaricare il proprio cellulare e quindi non può più usarlo per chiamare, temendo di perdere da un giorno all’altro il proprio credito”.

Il tutto è conseguenza di quanto deciso dagli operatori nei mesi scorsi. Sollecitati da una delibera di Agcom, che li invitava a sedersi a un tavolo per stabilire come dovesse funzionare la number portability in Italia, hanno fissato un limite massimo di numeri trasportabili verso un operatore ogni giorno: 5.000, portato poi a 7.500 a ottobre. “L’accordo è avvenuto tra le nostre proteste”, specificano da Tre, “perché noi volevamo un numero più alto, più adeguato alle esigenze del mercato. Se adesso abbiamo accumulato una coda enorme di richieste è per colpa di quell’accordo. Eppure, in teoria, a noi basterebbero due o tre giorni per portare un utente”.

Il meccanismo tende a ingarbugliarsi anche perché l’accordo prevede un sistema di redistribuzione. Se un operatore per un giorno non raggiunge il livello di 7.500 utenti conquistati con la portabilità, la sua quota residua potrà essere usata dagli altri operatori (distribuita in parti uguali tra loro). “Il che crea però un alea per l’utente, i cui tempi di portabilità potrebbero allungarsi o restringersi, giorno per giorno, a seconda di quello che è avvenuto sul mercato”, dicono da Tre.

Altra ragione di diverbio: Tre è favorevole a trasportare il credito residuo, mentre Vodafone e TIM no. Sostengono che ci sono problemi tecnico-giuridici a spostare il credito da una sim a un’altra. “La perdita del credito”, dicono inoltre da TIM, “non è una barriera per la portabilità e comunque avviene in tutti i Paesi europei dove è attiva la portabilità”.

Il tema è caldo perché la portabilità del numero è diventata importante: è un fattore che fluidifica la concorrenza e il mercato. Soprattutto in Italia, dove, secondo i dati di Informa Telecoms & Media (di fine 2005) si è ormai “oltre la saturazione”, cioè c’è più di un cellulare per abitante (penetrazione pari al 119 per cento). Poiché tutti hanno il cellulare e una o più sim, diventa sempre più importante per gli operatori acquistare utenti rubandoli ai concorrenti. La number portability è lo strumento più indicato: “L’Agcom è infatti favorevole a promuoverlo. Ormai in Italia contiamo cinque milioni di utenti che hanno portato il proprio numero”, dice Savarese. “Il primo febbraio presenteremo quindi una delibera agli operatori sulla number portability. Posso comunque già dire che daremo loro trenta giorni di tempo per accordarsi su nuove regole di portabilità. Noi crediamo che sia opportuno fare passare 9 mila utenti al giorno. Se gli operatori non saranno in grado di accordarsi in modo congruo, faremo noi le regole”. L’Agcom stavolta intende quindi prendere di petto la questione. Oltre al numero di utenti giornalieri da passare, “c’è tutto un codice di regole, dettagliate, che ora gli operatori sono chiamati a stabilire per la portabilità”. Per esempio: “Serve un criterio per la gestione delle domande. In linea di principio dovrebbero essere passate in ordine di anzianità. A quanto ci denuncia Tre, sembra però che qualche operatore, adesso, tende a donare con più rapidità gli utenti meno preziosi e a ritardare la perdita di quelli che spendono di più”. La questione del credito residuo, invece, andrà affrontata dall’Agcom in un secondo momento; “la stiamo analizzando”.


Il punto più importante è il numero di utenti che gli operatori possono acquisire ogni giorno tramite portabilità. Gli operatori sono disposti a raggiungere un punto di intesa? Ci tenteranno: oggi stesso è prevista una riunione tra tutti gli operatori mobili, a riguardo. È un’iniziativa autonoma, che quindi anticipa il volere della stessa delibera Agcom. Non sarà facile trovare un numero che vada bene a tutti, però, stando alle premesse: le posizioni degli operatori sembrano ad oggi piuttosto distanti.

Tre vorrebbe elevare a 15 mila il numero di passaggi giornalieri; “potremmo così smaltire la coda, nel giro di tre mesi circa”. Secondo Tre, “gli altri operatori hanno interesse invece a ostacolare la portabilità, a tenere basso il numero di passaggi, perché così vogliono frenare l’emorragia degli utenti”. Una posizione condivisa da Altroconsumo. Non sono d’accordo TIM e Vodafone: entrambi dicono, a Punto Informatico, di non temere la portabilità del numero, perché anche loro, come Tre, hanno avuto nel 2005 un saldo positivo tra utenti persi e conquistati in questo modo. A contare dal 2002 (quando la portabilità è partita in Italia), il loro saldo è negativo; i dati del 2005 ribaltano invece il quadro.

“Anche noi abbiamo code, qualche migliaio di utenti che vogliono passare a noi. Abbiamo tutto l’interesse che non vi siano barriere alla portabilità”, dicono da TIM. “Tanto che coccoliamo il cliente che aspetta per diventare dei nostri: gli diamo una sim provvisoria, gli assicuriamo che non perderà la promozione cui ha aderito con la portabilità”.

Il punto è che elevare il numero di utenti da passare ogni giorno non è una modifica banale. “Richiede uno sforzo tecnico ed economico. Per Tre è facile aumentare la quota: è un operatore nato avendo in mente la portabilità del numero e ha già gli apparati pronti e flessibili a questo scopo. Per noi, che siamo sul mercato da tanti anni, invece l’investimento è notevole, per intervenire sugli apparati, ritararli, e assegnare nuove persone a gestire la portabilità dei clienti entranti e uscenti”.

Forse il succo della vicenda è proprio questo: c’è contrasto tra le esigenze economiche degli operatori dominanti, da una parte, e gli interessi di Tre e di alcuni consumatori dall’altra. Soprattutto di quelli che vogliono passare a Tre, poiché è solo in questo caso che si registrano le code più gravi. E non è facile per l’Agcom stabilire quali esigenze pesino di più. Delegare il compito agli operatori potrebbe non essere una soluzione, perché la voce di Tre è in minoranza numerica e quella dei consumatori, nell’accordo da disegnare, non sarebbe rappresentata. Ci sarebbe poi da capire quanto gli interessi dei consumatori e le richieste di Tre coincidano in questo caso.

Nota TIM: “Nel precedente accordo abbiamo stabilito che la quota di utenti giornaliera dovesse aumentare in base alle nuove esigenze del mercato e quindi di tenerlo in osservazione per qualche mese. Il nuovo numero dovrà soddisfare le esigenze di tutti gli operatori, non di uno soltanto, cioè di Tre che scalpita per aumentare la quota”. Ma gli utenti hanno bisogno, come e quanto Tre, che la portabilità venga potenziata fino a 15 mila passaggi giornalieri? E in che misura è legittimo che le esigenze degli utenti incidano sugli investimenti necessari agli operatori per potenziare la portabilità?

Sono gli aspetti che andrebbero analizzati perché la number portability cambi in modo vantaggioso per il pubblico e non per gli operatori soltanto (gli interessi delle parti non necessariamente coincidono). Ci sono indizi, questa volta, che l’Agcom intenda scendere in campo per mediare con autorità tra le opposte esigenze, anche per rappresentare gli interessi, finora poco ascoltati, dei consumatori.

Alessandro Longo

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