Chanel, raid sui domini della contraffazione

Sequestro di massa ordinato da un giudice del Nevada. Centinaia di siti trasferiti al registrar statunitense GoDaddy. Imposta anche la de-indicizzazione dei link da motori di ricerca e piattaforme social

Roma – Un clamoroso sequestro di massa , che ha coinvolto svariate centinaia di domini web accusati di distribuzione illecita di beni contraffatti. Il celebre marchio del lusso Chanel potrà ora ottenere il trasferimento di almeno 700 siti verso il registrar statunitense GoDaddy , sigillati su ordine di un giudice dello stato del Nevada.

Il colosso parigino aveva assoldato una squadra di investigatori anti-contraffazione, in particolare specializzati nella ricerca sul web di siti illeciti. Il numero dei domini incriminati era così cresciuto a dismisura, tutti portati davanti al giudice con l’accusa di vendita illegale di borse e gioielli contraffatti .

La corte del Nevada ha ora ordinato non soltanto la chiusura dei domini, ma anche la loro rimozione dall’index dai risultati di motori di ricerca come Google e Bing . La sentenza ha coinvolto anche le principali piattaforme social – menzionate Facebook e Twitter – che dovranno ora assicurare la rimozione dei link ai siti indicati da Chanel .

Non è però chiaro se tutti i domini tirati in ballo da Chanel – si parla di quasi mille indirizzi web – siano effettivamente legati alla distribuzione illecita dei beni di lusso. C’è chi ha sottolineato come le misure previste dallo Stop Online Piracy Act (SOPA) siano praticamente già entrate in vigore.

In sostanza, un soggetto privato come la nota casa di moda francese può ottenere la chiusura di centinaia di siti grazie all’ingiunzione di un giudice. Pare che nessuno dei gestori dei domini sia stato informato del trasferimento verso il registrar GoDaddy.

Mauro Vecchio

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