OpenAI è sempre più vicina all’introduzione della pubblicità nelle conversazioni con ChatGPT. Non è più una questione di se, ma di quando. Se ne discute ormai da tempo e ormai gli indizi non si contano più: l’ultimo riguarda il via ai test interni necessari prima di rendere la novità operativa su larga scala.
Pubblicità in ChatGPT, test interni
Stando a quanto rivelato dal giornalista Alex Heath, Fidji Simo (CEO of Applications) avrebbe comunicato di recente ai dipendenti che potrebbero avere presto a che fare con una versione del chatbot a loro riservata, in cui l’intelligenza artificiale includerà spot e inserzioni. Questa fase servirà a raccogliere i feedback necessari ad aggiustare il tiro in vista di una distribuzione su larga scala.
Non ci sono tempistiche definite e non è dato sapere se le pubblicità verranno mostrate anche a chi ha un abbonamento premium (quello più economico, Go, è ora disponibile anche in Italia). Sono da chiarire anche le modalità di integrazione: il servizio finirà col mettere in evidenza i contenuti sponsorizzati? Ciò avrà ripercussioni sulla sua affidabilità? Si tratta di domande legittime, soprattutto per chi si sta affidando sempre più all’AI per trovare informazioni online, sostituendo di fatto i motori di ricerca tradizionali.
La visione e la posizione ufficiale di OpenAI
Nella visione di OpenAI, le inserzioni dovrebbero aiutare a monetizzare l’attività di ChatGPT, contribuendo a far fronte alle spese per il mantenimento del servizio e per l’allestimento di nuovi data center. Vale la pena segnalare che Simo (ex Facebook, Shopify e Instacart) non ha fatto alcun riferimento esplicito all’advertising in un suo intervento di questa settimana, definendo però alcuni obiettivi che l’organizzazione intende raggiungere nel corso del 2026.
Il primo è quello che mira a rendere le innovazioni dell’intelligenza artificiale fruibili da tutti, nella quotidianità. Abbiamo già iniziato a farlo, in verità, spogliando la tecnologia della sua aura di novità dirompente per renderla parte integrante della nostra routine.
OpenAI vuole poi dar vita a un super assistente personale in grado di soddisfare pressoché qualsiasi richiesta facendosi carico di attività complesse, consentire ai business di generare profitto dall’AI attraverso un’implementazione sempre più profonda nel flusso di lavoro e aiutare gli sviluppatori fornendo loro automatismi ancora più utili ed efficaci. Nel percorrere la strada che porta a tutti questi obiettivi, dovrà comunque guardarsi da una concorrenza sempre più agguerrita (Gemini in primis) e che sta rosicchiando quote di market share.