Chip migliori con un pizzico di Caos?

Studiosi francesi della Teoria del Caos analizzano il comportamento di alcuni processori e profetizzano: sono sistemi che possono avvantaggiarsi di certe analisi
Studiosi francesi della Teoria del Caos analizzano il comportamento di alcuni processori e profetizzano: sono sistemi che possono avvantaggiarsi di certe analisi


Roma – Hugues Berry, Daniel Gracia Pérez e Olivier Temam sono tre ricercatori dell’Istituto nazionale per la ricerca sull’informazione e l’automazione di Orsay, in Francia, che si sono guadagnati l’interesse del prestigioso New Scientist per un approccio per alcuni versi innovativo al mondo dei microprocessori.

In sostanza, i tre ritengono dagli esperimenti effettuati che il comportamento dei processori sia prevedibile solo all’interno di certi parametri, perché in molti casi la loro performance non sarebbe invece prevedibile.

A loro dire, la Teoria del Caos può spiegare questa imprevedibilità, e per dimostrarlo hanno fatto girare un programma di test su una macchina utilizzata per collaudare i microprocessori, scoprendo che il tempo impiegato per compiere il lavoro poteva variare di volta in volta in modo significativo. Eppure queste variazioni avvengono, secondo i tre studiosi, seguendo una traccia definibile come “caos deterministico”, locuzione con cui generalmente si intendono sistemi le cui componenti possono variare in modo significativo e imprevedibile, nel tempo e nello spazio, al variare, anche del tutto minimo, di una qualsiasi componente, anche minore.

Il loro esperimento, dal titolo Il Caos nella performance dei computer , è stato eseguito applicando tecniche di analisi alle performance dei microprocessori che fino ad ora probabilmente non erano state utilizzate. “I nostri risultati – si legge nell’abstract dello studio – confermano che le esecuzioni di programmi sui microprocessori moderni possono essere considerate come sistemi complessi destinati a beneficiare” degli strumenti alla base della scienza dell’analisi della complessità.

Difficile dire, al momento, a cosa porterà una scoperta di questo tipo e se davvero potrà impattare sull’industria di settore. Per saperne di più si veda lo studio francese, pubblicato qui in formato pdf.

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11 07 2005
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