Il browser del telefono può dare ai siti web accesso diretto alla scheda grafica. È utile, permette i giochi 3D nel browser e le applicazioni AI pesanti senza installare nulla, ma è anche una porta che gli hacker cercano costantemente di forzare. Google sta preparando un modo per chiuderla a chiave, un interruttore nelle impostazioni di Android 16 che disattiva WebGPU su Chrome.
WebGPU in Chrome è un rischio per la sicurezza, perché?
WebGPU è uno standard web introdotto su Chrome per Android nel 2023, che dà alle applicazioni web accesso diretto alla GPU del dispositivo. Per gli sviluppatori è una manna, rendering 3D complesso e calcoli di machine learning direttamente nel browser, senza app native. Per gli esperti di sicurezza però, è un bel grattacapo. Concedere ai siti web accesso a componenti hardware di basso livello espone al rischio di attacchi hacker.
Le vulnerabilità in WebGPU vengono scoperte e corrette con frequenza, ma le patch arrivano di solito dopo che qualche danno è già stato fatto.
La soluzione di Google
Secondo Android Authority, che ha analizzato il codice di Google Play Services v26.10.31, Google sta aggiungendo un toggle alla Modalità Protezione Avanzata di Android 16 che permette di disabilitare completamente WebGPU su Chrome. L’approccio è radicale, invece di cercare di rendere WebGPU sicuro, si dà all’utente la possibilità di eliminare il rischio alla radice disattivandolo del tutto.
Disabilitare WebGPU però ha un costo. Le applicazioni web moderne che dipendono da questa tecnologia smetteranno di funzionare o ricadranno sullo standard più vecchio WebGL, con prestazioni nettamente inferiori. L’impatto sarà più evidente nei giochi basati su browser e nei siti con implementazioni AI pesanti.
Per chi usa il browser principalmente per leggere, navigare e guardare video, e fa le cose pesanti nelle app native, il compromesso è accettabile. Per chi dipende da applicazioni web avanzate, disattivare WebGPU significa rinunciare a delle funzionalità.
Google non ha annunciato quando l’interruttore sarà disponibile pubblicamente. Ed essendo ancora in fase di sviluppo, non c’è garanzia che la funzione arrivi nella forma in cui è stata individuata.