Cina, stop alle telefonate di protesta

Il governo di Pechino ha implementato uno strumento di monitoraggio per il riconoscimento di espressioni pericolose nel corso delle conversazioni telefoniche. E nel mirino sono finite anche le reti VPN
Il governo di Pechino ha implementato uno strumento di monitoraggio per il riconoscimento di espressioni pericolose nel corso delle conversazioni telefoniche. E nel mirino sono finite anche le reti VPN

C’è chi ha sottolineato come i netizen cinesi siano ormai costretti a fronteggiare i peggiori incubi dipinti dalla penna di George Orwell. Ma in questo caso è forse un mostro sacro della letteratura come William Shakespeare a rimarcare gli indefessi meccanismi di controllo messi in atto dal governo di Pechino.

Stando infatti ad un articolo pubblicato tra le pagine online del New York Times , la conversazione telefonica avviata da un misterioso imprenditore cinese è all’improvviso caduta nel vuoto. Interrotta sul più bello, nel mezzo di una colta citazione dall’Amleto per la gioia della persona amata.

La regina Gertrude aveva fatto notare ad Amleto come “quella ragazza” protestasse troppo. Protestare. Un verbo non affatto gradito alle autorità del paese asiatico, che hanno in sostanza implementato uno specifico strumento per il riconoscimento di parole ed espressioni pericolose . Proprio come quella usata da Shakespeare. O, più realisticamente, dai paesi del Medio Oriente e dell’Africa del Nord, battuti da un vento di protesta popolare che ha soffiato molto anche su Internet. Un pericolo per l’integrità del governo cinese, che ha così deciso di troncare tutte quelle conversazioni potenzialmente dissidenti .

E non solo . Nel mirino delle autorità sono finiti i principali fornitori di Virtual Private Network (VPN), reti sfruttate in genere per aggirare le maglie della Grande Muraglia Digitale. I vertici di WiTopia si sono infatti scusati con i propri clienti, parlando di “tentativi crescenti di blocco” da parte del governo di Pechino.

Mauro Vecchio

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24 03 2011
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