Cingolani: tra la catastrofe ecologica e quella sociale

Cingolani: tra la catastrofe ecologica e quella sociale

Il ministro Cingolani traccia la transizione ecologica nella pericolosa strettoia tra il disastro ecologico e quello economico/sociale: occorre agire.
Il ministro Cingolani traccia la transizione ecologica nella pericolosa strettoia tra il disastro ecologico e quello economico/sociale: occorre agire.

Le parole del ministro Cingolani sono pietre scagliate in quel “bla bla bla” già sottolineato da Greta Thunberg nelle settimane scorse. Il Ministro della Transizione Ecologica, infatti, ha spiegato di sentirsi al timone di un Paese che ha una stretta via di fuga di fronte a sé, un punto di tangente nel quale occorrerà mantenere il massimo equilibrio tra una forza centripeta che farebbe affossare il clima e una forza centrifuga che porterebbe al disastro economico. Abbiamo però le forze e il tempo per calibrare la nostra traiettoria e, secondo Cingolani, abbiamo soprattutto un'arma nuova a disposizione: l'accordo di massima tra le parti sociali, frutto della nuova presa di coscienza collettiva sul tema.

Lavoro ed energia per una transizione sostenibile

Così Cingolani in occasione dell'incontro con Confindustria Energia:

La transizione è complessa tecnicamente, economicamente e socialmente. Abbiamo una finestra stretta, una decade, per impostare una traiettoria per portare questo Paese alla decarbonizzazione. Lavoriamo insieme perché, se si continua a fare ideologia, perdiamo tempo. Se andiamo troppo forte, è catastrofe sociale, se troppo lentamente è catastrofe ecologica. Ora mi sento più sicuro sapendo che chi produce lavoro e chi lo tutela sono d’accordo che su questi obiettivi c’è  un percorso difficile, ma chiaro. E’ il compromesso migliore

Abbiamo di fronte tre alternative, insomma: la prima è quella di una eccessiva inerzia che ci porterà dritti allo schianto contro il riscaldamento globale, con effetti catastrofici di cui stiamo iniziando ad assaporare le avvisaglie; la seconda è quella di un eccessivo attivismo poco coordinato, che porterebbe ad un rischio economico e sociale elevatissimo; la terza è quella di un approccio razionale ed equilibrato, attraverso progetti calcolati che consentano di tracciare la miglior parabola di avvicinamento agli obiettivi prefissati.

Non è la prima volta che il ministro Cingolani chiede di sgombrare il campo dalle ideologie, su ogni fronte, affinché si possa ragionare di clima secondo nuovi presupposti. Il ministro vuole fare piazza pulita delle sovrastrutture culturali che l'Italia si porta appresso (tra le righe, anche con malcelati riferimenti al nucleare) e che occorre appianare se si vuol davvero estendere l'orizzonte di opportunità di fronte a noi.

Il manifesto

L'incontro “Lavoro ed energia per una transizione sostenibile” voleva essere anzitutto l'occasione per presentare il documento unico che ascrive le parti sociali e politiche attorno ad una sola pozione: si tratta di un manifesto fondamentale che delinea la posizione dell'Italia sulla strada della transizione sostenibile. Roberto Cingolani ha chiesto che ogni singolo punto del Manifesto possa diventare fonte di 2-3 progetti polita da sviluppare entro la fine dell'anno. L'Italia vuol fare la sua parte, insomma, e secondo il Premier Mario Draghi è questa una opportunità che il Paese non può mancare di cogliere:

La riconversione dei settori industriali tradizionali rappresenta un'occasione per l'Italia e per il suo tessuto imprenditoriale. Nella nostra storia, abbiamo saputo cogliere le opportunità delle rivoluzioni industriali, e sono sicuro che lo sapremo fare ancora

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30 11 2021
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