Amazon è finita nel mirino di una class action promossa in California e relativa alle Fire TV Stick. La documentazione depositata fa riferimento a una pratica definita bricking, ovvero alla volontà di rendere non più funzionanti o comunque fortemente limitati i dispositivi di vecchia generazione, attraverso aggiornamenti software introdotti proprio con questo obiettivo (seppur non esplicitandolo). Così facendo, i consumatori sarebbero spinti ad acquistare i nuovi modelli.
Fire TV Stick limitati dagli aggiornamenti?
Nel dettaglio, per quanto riguarda le Fire TV Stick, l’attenzione si concentra sulle funzionalità di streaming, essenziali per l’accesso a piattaforme come Netflix, Prime Video, YouTube e così via. È proprio a questo che servono, ad aggiungere caratteristiche smart ai televisori che ne sono sprovvisti e a un qualsiasi monitor dotato di porta HDMI.
Il promotore della class action è Bill Merewhuader. Racconta di aver acquistato i dispositivi della seconda generazione nel 2018, iniziando a sperimentare problemi di prestazioni qualche anno più tardi, finché sono diventati del tutto inutilizzabili nel 2024. Da lì, la decisione di acquistare le versioni più recenti mettendo nuovamente mano al portafoglio.
Stando alle informazioni allegate, le prime Fire TV Stick avrebbero ricevuto gli ultimi aggiornamenti nel dicembre 2022 e i modelli successivi poco più tardi, nonostante la promessa di garantirne il supporto almeno per altri due anni.
Si aggiunga che Amazon non avrebbe fornito rimborsi o indennizzi ai consumatori interessati dallo stop, limitandosi a promuovere la vendita di quelli più recenti. Il dito è puntato contro l’abilità di accorciare il ciclo vitale dei dispositivi tramite update. Insomma, una forma di obsolescenza non tanto programmata, quanto indotta.
L’obsolescenza rimane un problema
È un tema delicato, da sempre al centro di accese discussioni, ma attorno al quale ancora oggi c’è un sostanziale vuoto normativo. Al momento non si registrano commenti o prese di posizione da parte dell’azienda.