C’è un rover grande quanto un’auto che vaga su Marte dal 2021, raccogliendo sassi, scattando foto e mandando audio dal Pianeta Rosso come se fosse un corrispondente estero. Il suo nome è Perseverance, e fino a poco tempo fa ogni suo singolo movimento veniva pianificato millimetricamente da esseri umani qui sulla Terra, che passavano ore a tracciare percorsi sicuri tra rocce, dune e crateri usando immagini satellitari e fotocamere di bordo.
Poi, a dicembre dello scorso anno, la NASA ha deciso di affidare a Claude, il chatbot di Anthropic, la guida di Perseverance sui terreni impervi di Marte. E Claude, contro ogni aspettativa, ce l’ha fatta.
La NASA affida Perseverance a Claude per tracciare la rotta su Marte
Prima di tutto, chiariamo una cosa: no, Claude non ha preso il controllo diretto di Perseverance. Ma quello che è successo è comunque straordinario, soprattutto se si considera che appena un anno fa Claude non riusciva nemmeno a completare Pokémon Rosso, un gioco per Game Boy a 8 bit che milioni di bambini hanno battuto negli anni Novanta.
In meno di dodici mesi, siamo passati da un’AI che si perdeva in un videogioco a una che traccia rotte su un altro pianeta. Un progresso tecnologico fulminante. Tra l’8 e il 10 dicembre, Perseverance ha percorso circa 400 metri attraverso una sezione del cratere Jezero seguendo una rotta progettata da Claude. Un tragitto che in apparenza sembra banale, 400 metri a piedi si fanno in cinque minuti, ma su Marte, con un rover che non può permettersi errori, diventa un’impresa degna di nota.
Guidare Perseverance è un esercizio di precisione maniacale. Ogni movimento deve essere calcolato al millimetro per evitare che il rover scivoli, si ribalti o finisca incastrato in qualche buco dal quale non potrà mai più uscire. Da quando è atterrato, gli operatori umani hanno piazzato dei punti di passaggio chiamati “briciole di pane”, come Hansel e Gretel nella favola, che il rover deve seguire scrupolosamente.
Per permettere a Claude di fare lo stesso lavoro, la NASA ha dovuto dargli in pasto anni di dati. Antropic ha usato Claude Code, il suo agente di programmazione, alimentandolo con montagne di informazioni sul rover, sul terreno marziano, sulle missioni precedenti. Solo dopo questa abbuffata di dati, Claude ha iniziato a tracciare la rotta.
L’AI non ha semplicemente tracciato una linea dritta e incrociato le dita. Ha lavorato metodicamente, collegando segmenti da dieci metri, criticando il proprio lavoro e perfezionandolo passo dopo passo.
La supervisione umana: sempre e comunque
Gli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory hanno ispezionato ogni singolo punto di passaggio proposto da Claude prima di dare il via libera. Hanno inserito la rotta in una simulazione quotidiana, l’hanno stressata, cercando ogni possibile difetto. E alla fine? Hanno dovuto fare solo modifiche minori, principalmente perché il team umano aveva accesso a immagini del suolo che Claude non aveva potuto vedere durante la pianificazione.
Insomma, Claude ha fatto un buon buono, considerando i limiti. La NASA stima che usare l’AI in questo modo dimezzerà i tempi di pianificazione delle rotte, per raccogliere i dati più velocemente. E la NASA non ha intenzione di fermarsi qui. L’agenzia è già entusiasta per i sistemi AI autonomi che potrebbero aiutare le sonde a esplorare parti sempre più distanti del sistema solare.