Così Clearview ha proposto l'IA alla polizia

L'approccio adottato da Clearview per proporre alle forze dell'ordine la propria tecnologia di riconoscimento facciale è stato alquanto diretto.
L'approccio adottato da Clearview per proporre alle forze dell'ordine la propria tecnologia di riconoscimento facciale è stato alquanto diretto.

Il metodo impiegato da Hoan Ton-That e dal resto del team Clearview per promuovere l’impiego del sistema sviluppato tra le forze dell’ordine è destinato a far discutere così come l’approccio scelto per istruirne gli algoritmi di riconoscimento facciale. Sono state rese note le email inviate dalla startup newyorkese alla polizia australiana, facendo appello direttamente ai singoli agenti anziché passare da una più formale richiesta di autorizzazione da parte delle autorità.

Clearview: “Come Google, ma per le facce”

Il linguaggio utilizzato nei messaggi è diretto, poco istituzionale, senza riferimenti evidenti alla necessità di tutelare la privacy, puntando invece tutto sulla semplicità di utilizzo dell’applicazione in grado di risalire all’identità di una persona semplicemente caricando una sua immagine.

Clearview è come la ricerca di Google per le facce. Semplicemente si carica una fotografia nell’applicazione e istantaneamente si ottengono risultati da foto segnaletiche, social media e altre fonti disponibili pubblicamente.

L'applicazione mobile di Clearview

L’invito di Clearview è quello a utilizzare il software il più possibile, così da poterne apprezzare i miglioramenti nel tempo. Agli agenti di polizia viene chiesto di effettuare un gran numero di ricerche e di consigliare altrettanto ai colleghi.

Non fermatevi a una ricerca. Cercate di arrivare a 100 ricerche. È un gioco di numeri. Il nostro database è in costante espansione e non saprete mai quando una foto restituirà un risultato.

Proclami più affini alla strategia di marketing di un social network che non a uno strumento destinato alle autorità per fini di indagine.

Scattate un selfie con Clearview o cercate una celebrità per vedere quanto potente può essere la tecnologia.

Della startup si è iniziato a parlare nel mese di gennaio, ma lo sviluppo del sistema impiegato ha preso il via molto prima. Il suo dichiarato utilizzo da parte di centinaia di autorità nel mondo ha contribuito ad accendere una discussione sul tema del riconoscimento facciale arrivata a interessare poi l’Europa e l’Italia. Nel nostro paese è stata presentata una interrogazione parlamentare di cui però non abbiamo più avuto notizie.

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