Il cloud in Italia: diffusione e impatto economico

I risultati della ricerca 'L'impatto del cloud computing sul sistema-paese e sul modo di fare impresa in Italia' di Microsoft e Ambrosetti.
I risultati della ricerca 'L'impatto del cloud computing sul sistema-paese e sul modo di fare impresa in Italia' di Microsoft e Ambrosetti.

Fotografare il livello di diffusione delle tecnologie cloud sul nostro territorio mettendo in luce il loro impatto a livello economico, i benefici introdotti e gli ostacoli incontrati lungo il cammino da realtà pubbliche e private così da poter definire di conseguenza la migliore strategia da adottare per far fronte alle necessità emerse. Questo l’obiettivo dello studio “L’impatto del cloud computing sul sistema-paese e sul modo di fare impresa in Italia” condotto da Microsoft in collaborazione con The European House – Ambrosetti.

Uno studio sul cloud computing in Italia

L’81,3% delle aziende già fa uso di una soluzione appartenente alla categoria (il 97,1% di queste si dichiara soddisfatta). L’83% degli intervistati prevede inoltre un’estensione del loro impiego in futuro come alleato del cambiamento e della trasformazione digitale. Al tempo stesso però solo il 31,9% del campione non lo considera una risorsa strategica.

Alto il livello di soddisfazione considerando benefici attesi e dei risultati ottenuti (97,1%) con il 20,8% dei chiamati in causa che lo ritiene utili in primis per reagire rapidamente alle nuove necessità: nell’ultimo periodo si è rivelato indiscutibilmente un fattore abilitante per lo smart working. Vantaggi emergono anche in relazione a una migliore gestione dei picchi di lavoro (16,5%), al controllo dei costi (16%) e all’incremento della sicurezza informatica (15,9%). Questo il commento di Silvia Candiani, Amministratore Delegato Microsoft Italia.

Oggi più che mai, dopo che questa emergenza ha reso le nuove tecnologie e i servizi innovativi per clienti e cittadini imperativi di sopravvivenza, è il momento giusto per investire nel digitale: la convergenza tra grandi quantità di dati, capacità di analisi e soluzioni disponibili è giunta a un tale livello di avanzamento per cui chi riesce a utilizzarla al meglio può crescere esponenzialmente e ottenere benefici significativi. Siamo infatti entrati in una nuova economia, la cosiddetta Data Economy, dove ogni organizzazione pubblica o privata può far leva sulla grande mole di informazioni che possiede per creare nuovi modelli di business o nuovi prodotti e soluzioni che, con la tecnologia, possono contribuire alla crescita, assicurandosi che i principi di privacy, sicurezza, trasparenza e interoperabilità siano garantiti.

Non sono però da trascurare gli ostacoli all’implementazione: costi elevati di transizione (32,1%, 42,9% tra le PMI), preoccupazioni legate alla gestione dei dati in ottica privacy (25,1%) o alla preparazione del personale (20,2%). Prosegue Candiani.

Per far crescere l’Italia serve l’impegno di tutti, un impegno che vede nella collaborazione pubblico-privato una leva fondamentale per far cogliere all’Italia l’opportunità del digitale e perseguire la crescita equa e sostenibile che ci meritiamo.

Secondo lo studio a fronte di un’operazione di modernizzazione e ottimizzazione dei data center della Pubblica Amministrazione passando dal cloud è possibile generare risparmi fino a 1,2 miliardi di euro ogni anno. Sulla base di quanto emerso Microsoft Italia e The European House – Ambrosetti lanciano tre proposte:

  • semplificare la Pubblica Amministrazione italiana e aumentarne l’efficacia nell’erogazione dei servizi definendo un “Piano di Migrazione della Pubblica Amministrazione sul Cloud” di
    orizzonte triennale, accelerando il consolidamento delle infrastrutture IT esistenti anche in modalità ibrida e facendo leva sulle piattaforme di mercato offerte da tutti i cloud service providers certificati da AGID;
  • incentivare l’adozione di soluzioni cloud da parte delle PMI promuovendo la transizione con le risorse del recente decreto attuativo Piano Transizione 4.0;
  • sviluppare le competenze digitali della popolazione italiana con particolare attenzione alle skill necessarie per la Data Economy e l’intelligenza artificiale attraverso la creazione di un Piano integrato per lo sviluppo delle competenze digitali a 360 gradi.
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