Compenso per copia privata: ma allora con la cultura si mangia

Compenso per copia privata: ma allora con la cultura si mangia

Come previsto, è arrivata la firma del ministro sul decreto che definisce nuove tariffe (più alte) relative al compenso per copia privata.
Compenso per copia privata: ma allora con la cultura si mangia
Come previsto, è arrivata la firma del ministro sul decreto che definisce nuove tariffe (più alte) relative al compenso per copia privata.

Detto, fatto: è arrivata la firma del ministro sul decreto che definisce le nuove tariffe relative al compenso per copia privata. Un auto-dazio anacronistico, un’anomalia tutta italiana che peserà sulle nostre tasche. E forse nemmeno ci faremo caso. Come sempre accade quando in ballo c’è una decisione che sposta denaro, in questo caso molto denaro, qualcuno piangerà e altri esulteranno. E qualcosa ci dice che i fazzoletti serviranno a noi.

La copia privata, la cultura e la tecnologia

Tra chi già ora applaude c’è invece Confindustria. Più nel dettaglio Confindustria Cultura Italia, che in un comunicato stampa giunto in redazione elogia la decisione di tassare tutti i supporti digitali sui quali è possibile salvare un contenuto. Non solo quelli fisici come chiavette USB, hard disk e SSD (per i quali stiamo già sborsando un extra da anni), ma anche le memorie integrate negli smartphone, quelle degli smartwatch, persino i ricondizionati e il cloud. Queste le parole del presidente Luigi Abete.

Accogliamo con soddisfazione l’annuncio del sottosegretario Mazzi della firma da parte del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, del decreto di adeguamento delle tariffe da copia privata, come previsto dalla legge.

Il compenso per copia privata è definito uno strumento essenziale per la tutela dell’intero settore culturale italiano, in un ecosistema troppo spesso dominato dalla tecnologia. Un concetto che francamente non riusciamo a comprendere: perché mai l’industria della cultura (perché questo è, un’industria) dovrebbe essere dominata dalla tecnologia? Dominata e non supportata? Dominata e non avvalorata?

Abete prosegue sottolineando l’importanza del diritto d’autore e l’esigenza di proteggerlo. Principio che, va detto, nessuno ha mai messo in dubbio.

Troppo spesso ci dimentichiamo che senza tutela del diritto d’autore non esiste diffusione della cultura, perché proprio la garanzia di essere remunerati per la propria attività intellettuale costituisce il presupposto che consente a scrittori, musicisti, autori in generale, editori in qualsiasi forma di poter esistere e vivere del loro lavoro.

Dunque è certo, con la cultura si mangia

Dunque, eccoci qui. Allora con la cultura si mangia, smentendo un ministro che tempo fa affermava il contrario (a meno che davvero non fosse una feic niù, si intende). Il punto è: chi, come e quanto mangia. E soprattutto cosa mangia, perché se il sostentamento è quello generato da una supposizione, dell’ipotetico utilizzo di un dispositivo per finalità che potrebbero ledere gli autori, allora la copia privata diventa un’arma a doppio taglio. Se pago di più una memoria perché forse ci metterò delle canzoni, sono poi legittimato a farlo?

Di quali tariffe stiamo parlando?

ISICULT ha anticipato le nuove tariffe inserite nel decreto firmato lunedì dal ministro Giuli. Le sintetizziamo di seguito. La versione integrale del documento è disponibile in PDF.

  • Memorie trasferibili o removibili: 0,08 euro per GB se da 32 GB e oltre (fino a un compenso massimo di 5,26 euro per unità);
  • chiavette USB: 0,09 euro per GB se da 32 GB e oltre (fino a un compenso massimo di 8,76 euro per unità);
  • hard disk e SSD interni o esterni: 0,009 euro per GB se da 2 TB e oltre (fino a un compenso massimo di 21,02 euro per unità);
  • memoria o hard disk integrato in apparecchi audio e video portatili: 33,85 euro per 400 GB e oltre;
  • memoria o hard disk integrato in un lettore portatile MP3, Hi-Fi o analogo: 11,28 euro per 20 GB e oltre;
  • hard disk esterno multimediale con uscita audio/video per riproduzione su TV o Hi-Fi: 15,04 euro per 3 TB e oltre;
  • memoria o hard disk integrato in un videoregistratore, decoder e TV: 18,80 euro per 3 TB e oltre;
  • memoria o hard disk integrato negli smartphone: 9,69 euro per 2 TB e oltre;
  • computer: compenso fisso di 6,07 euro;
  • memoria o hard disk integrato in dispositivi indossabili come gli smartwatch: 6,54 euro per 32 GB e oltre;
  • memoria in cloud: 0,0002 per GB con storage da 500 GB e oltre;
  • memoria o hard disk integrato in altri dispositivi: 18,80 euro per 400 GB e oltre.

Un passaggio rende noto che quanto appena scritto si applica anche ai dispositivi ricondizionati.

I beneficiari del compenso relativo ai supporti e ai dispositivi di registrazione audio sono così suddivisi (dal sito SIAE): 50% agli autori, 25% ai produttori di fonogrammi, 25% agli artisti interpreti o esecutori. Invece, quello legato ai supporti e dispositivi di registrazione video va per il 30% agli autori e per il 70% a produttori di opere audiovisive, di videogrammi e artisti interpreti o esecutori.

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Pubblicato il
26 feb 2026
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