Condannato l'autore del virus Kournikova

La causa di appello del virus writer olandese si conclude con una condanna più mite rispetto ad analoghe decisioni del passato. Disappunto della difesa


Roma – Rischiava fino a 100mila euro di multa e quattro anni di carcere l’autore olandese di uno dei worm che l’anno scorso in mezzo mondo ha più fatto sentire la propria presenza, il worm che si diffondeva spacciandosi per fotografia della celebre avvenente tennista Anna Kournikova.

E invece il giovane Jan de Wit, meglio noto come “OnTheFly”, costituitosi alla polizia dopo essersi reso conto di quanto aveva fatto producendo quel worm, ha sì perso l’appello ma ha subìto una sentenza decisamente lieve: 150 ore di servizio a favore della comunità. La stessa condanna di primo grado ora confermata in appello.

Il tribunale ha anche confermato il sequestro della collezione di 7.500 virus informatici che de Wit, operatore in un negozio di informatica, ha messo su negli anni. Una collezione che ha spinto il tribunale a ritenere de Wit consapevole di quello che faceva nel rendere pubblico il worm.

Secondo l’avvocato di de Wit, Theo Jansen, la sentenza non è soddisfacente: “Speravo che l’avrebbero assolto. Il mio cliente non ha mai inteso produrre danni. L’accusa ha mostrato una lettera dell’FBI secondo cui di danni ce ne sono stati. Ma non erano in alcun modo specificati”.

Va detto, ad onor del vero, che la diffusione avuta dal worm secondo i maggiori osservatori antivirus ha portato all’intasamento di numerose sottoreti e dei mail server di aziende e corporation. Il tribunale olandese ha comunque rifiutato il risarcimento dei 166mila dollari chiesti dall’FBI sostenendo che non vi erano sufficienti prove dei danni creati.

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  • Anonimo scrive:
    Un capolavoro.
    Il mission statement di Intentia:"Our mission is to pursue the perfect partnership, providing security in our customers' transformation to collaborative business models."
  • Anonimo scrive:
    sarebbe interessante capire...
    Ci sono ulteriori risvolti.La denuncia l'hanno fatta anche altre tre aziende (tra cui una banca...)E poi Intentia dice che per accedere alla notizia bisognava disporre di un ID a 40 caratteri.Invece Reuters dice che loro la notizia l'hanno trovata lì disponibile...Il tutto salta fuori perchè Intentia traccia chi si logga e dice che sette minuti dopo aver avuto accesso al sito, Reuters ha pubblicato la notizia.Il punto è che quella società che ha avuto un trimestre travagliato in quanto a fatturato, quel giorno ha visto precipitare le quotazioni del 23 %.Il trucco è guadagnare in borsa e quei minuti di vantaggio che si riescono a cogliere prima che certe notizie diventino ufficiali sono spesso equivalenti a vagonate di soldi, in questo caso, Intentia ha diffuso ufficialmente i dati circa mezz'ora dopo.Potrebbe esser stato un insider di Intentia che ha passato le informazioni di accesso a Reuters, ma potrebbe accadere ogni giorno anche con altre grosse organizzazioni, senza che questo venga fuori e faccia scalpore.Non è una notizia di poco conto, dà idea dove si può parare quando si trovanmo notizie riservate.
  • Anonimo scrive:
    Vergogna! I giornalisti bravi...
    Ma che vergogna! I giornalisti bravi le notizie se le inventano
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