Contrappunti/ Comunisti!

di Massimo Mantellini - L'ultima battuta del businessman più ricco del Mondo offre nuovi stimoli a chi vuole aggiornare le proprietà intellettuali. Legge di Truman: Se non puoi convincerli, confondili
di Massimo Mantellini - L'ultima battuta del businessman più ricco del Mondo offre nuovi stimoli a chi vuole aggiornare le proprietà intellettuali. Legge di Truman: Se non puoi convincerli, confondili


Roma – Leggo l’ intervista che Bill Gates ha recentemente rilasciato a News.com e mi viene in mente la famosa frase tratta dalle Leggi di Murphy, quella di Truman: “Se non li puoi convincere, confondili”.

Dice l’uomo più ricco del mondo a proposito di un problema complicato e assai dibattuto come quello della proprietà intellettuale ai tempi di Internet:
“There are some new modern-day sort of communists who want to get rid of the incentive for musicians and moviemakers and software makers under various guises. They don’t think that those incentives should exist.”

Traduco perchè la frase merita di essere compresa da tutti:
“Esiste una sorta di nuovi comunisti contemporanei che a vario titolo vogliono sbarazzarsi degli incentivi per musicisti, attori, registi e produttori di software. Loro non credono che simili incentivi dovrebbero esistere”.

La confusione, se guardiamo bene, è di due tipi. La prima riguarda l’argomento in discussione, la seconda ha a che fare con la parola “comunisti”.

Nella mente di Bill Gates l’attuale sistema di tutela della proprietà intellettuale, pur se passibile di eventuali piccoli aggiustamenti, è il migliore possibile. Gates su questo si dimostra molto tranquillo: “we have had the best intellectual-property system–therès no doubt about that in my mind”.

Non ci meravigliamo. La posizione del fondatore di MS su simili materie è evidentemente e pesantemente di parte: la interezza delle sue ricchezze è infatti frutto dell’applicazione del vigente sistema di tutela economica. Chiunque nei suoi panni risponderebbe con la medesima veemenza e convinzione. E anche l’intervistatore ha le sue belle responsabilità: chiedere a Bill Gates di esprimere un parere su simili argomenti è come andare dall’oste a domandare lumi sulla qualità del suo vino.

Ma non è solo questo il punto: Gates riduce in una battuta, usando anzi un verbo (to get rid) con una chiara connotazione negativa, una discussione che è invece assai complessa, moderna e quanto mai necessaria. Quello che cerca di dirci è, insomma, che non vuole sentir parlare di un simile argomento. Sa benissimo del resto, come lo sappiamo noi, che nessuno intende sbarazzarsi dei meccanismi di compenso per autori ed artisti: anzi semmai l’obiettivo è l’esatto contrario.

Cio’ che da molte parti si cerca di fare è tentare di immaginare come continuare a garantire il controllo sulle opere dell’ingegno per i loro creatori, una volta preso atto che Internet esiste, che ormai milioni di individui la utilizzano e che quando le composizioni artistiche diventano bit e si distanziano dai substrati di riproduzione, regolarne il flusso e la mediazione diventa una questione di una complessità fino ad oggi sconosciuta. Nuovi problemi da risolvere. Per tutti.

In questo contesto, quello che nelle parole dell’uomo di Redmond sarebbe il miglior sistema di tutela della proprietà intellettuale possibile, è in realtà un enorme moloch che fa acqua da tutte le parti. Gates lo sa, ma siccome non puo’ farci niente (e forse la cosa persino un po’ lo deprime) preferisce ignorare l’argomento. Legge di Truman: “Se non puoi convincerli, confondili”.(Arthur Bloch, La legge di Murphy, Longanesi, pg.79)

Tuttavia nel caso specifico confondere non sembra essere sufficiente. Potremmo a questo punto suggerire ad Arthur Block una variante da aggiungere alla legge citata che potrebbe suonare così:

“Se non puoi confonderli, offendili”.

Dare del “comunista” a tutti coloro che immaginano una differente e più efficace trasmissione della conoscenza attraverso la rete delle reti, è una di quella frasi (specie se chi la pronuncia è l’uomo più ricco del mondo) che potrebbe andare meglio sviscerata sul lettino dello psicanalista. Non si tratta del resto di una novità: anche il nostro premier ogni qualvolta i tempi si rabbuiano estrae dal cilindro la stessa magica parolina, evidentemente dotata di misteriose virtù taumaturgiche.

In alternativa – e forse è la scelta migliore – la sparata sui comunisti potrebbe essere considerata una battuta. È esattamente quello che hanno fatto per esempio alcuni seguaci di Creative Commons creando e mettendo in vendita una maglietta che unisce al logo del sistema di protezione intellettuale, che tutela anche l’articolo che state leggendo, la scritta “Creative Commies”. Cosa volete farci, con tutta la stima per Bill Gates ne ho appena comprata una.

Massimo Mantellini
Manteblog

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