Contrappunti/ Italia a rischio

di Massimo Mantellini - L'ultimo rapporto Censis parla di un paese di teledipendenti che va perdendo persino il primato nell'uso del cellulare. Nuove conferme di un paese povero ed arretrato. Che rischia di peggiorare
di Massimo Mantellini - L'ultimo rapporto Censis parla di un paese di teledipendenti che va perdendo persino il primato nell'uso del cellulare. Nuove conferme di un paese povero ed arretrato. Che rischia di peggiorare

“Negli ultimi anni, infatti, in Italia abbiamo conosciuto un notevole incremento della capacità di accostarsi a un maggior numero di media per assolvere ai nostri bisogni informativi e comunicativi, ma questo sforzo non ci ha ancora collocato su di un piano analogo a quello dei grandi paesi europei. E il rischio che, pur muovendoci velocemente, le distanze possano ancora aumentare non è da escludere.”

Così termina l’introduzione del sesto rapporto sulla comunicazione in Italia la cui sintesi il Censis ha pubblicato con il titolo: Le diete mediatiche degli italiani nello scenario europeo . Il documento racconta attraverso i numeri la notevole distanza che separa l’Italia dagli altri grandi paesi europei. Ci ricorda con severità aspetti che già conoscevamo, i più importanti dei quali vale la pena di sottolineare ulteriormente. Ci dice il Censis che, rispetto a Francia, Spagna, Germania e Inghilterra, le nazioni con le quali con antico vezzo siamo abituati a confrontarci, l’Italia è un paese di teledipendenti (e fra le teledipendenze possibili soffriamo di quella peggiore, vale a dire quella dalla vecchia TV analogica, che ha indici di penetrazione superiori al 90%), in grave ritardo nell’utilizzo di Internet (il 37 % di penetrazione rispetto al 61% della Gran Bretagna e il 54% della Germania), che ascoltiamo meno la radio di tutti i nostri vicini continentali, che leggiamo molti meno libri e sfogliamo meno quotidiani. Siamo invece, come è noto, il paese, fra i 5 considerati, con il maggior utilizzo di telefoni cellulari, ma anche questa dubbia superiorità è ormai in via di azzeramento (in Spagna per esempio utilizza il cellulare il 77% della popolazione rispetto al 79% italiano).

Ma c’è di più e di peggio. L’analisi tenta di sommare i consumi mediatici dei cittadini intervistati (per questo la chiamano “dieta mediatica”) segmentandoli in gruppi differenti a seconda che utilizzino molti o pochi media differenti per comporre il proprio orizzonte informativo. Inutile dire che anche in questa classificazione gli italiani risultano con i numeri peggiori rispetto a tutti i propri “competitori” europei. Il dato più inquietante fra questi è forse quello che ci dice che i “marginali”, vale a dire coloro che utilizzano un solo mezzo per informarsi, sono in Italia il 10% della popolazione, contro il 2% dell’Inghilterra e il 4% della Germania. In Italia un cittadino su dieci conosce solo ciò che gli racconta la televisione, la propria unica finestra sul mondo.

Tralascio a questo punto i dati, molti e interessanti, che riguardano l’utilizzo dei vari media in Italia (la sintesi del rapporto può essere scaricata dal sito del Censis a questo indirizzo ) che tra le altre cose sottolineano la crescita dell’abitudine dei cittadini italiani ad utilizzare il web per informarsi, per tentare un paio di considerazioni.

Intanto è necessario prendere coscienza di questo ritardo, sarebbe già utile sottolinearlo chiaramente. Veniamo da un governo nel quale il Ministro dell’Innovazione ha speso gran parte delle sue energie per affermare che l’Italia era in testa alle classifiche europee sullo sviluppo della larga banda e sulla innovazione in generale. E mentre Lucio Stanca rilasciava i suoi euforici comunicati tutti i numeri di Eurostat indicavano l’esatto contrario. Poi c’è la necessita impellente, ove si abbia la volontà di prendere atto della situazione, di passare dalle parole ai fatti.

Tutti quanti sappiamo che l’attitudine dei cittadini ad essere informati è strettamente legata allo sviluppo culturale del paese: l’Italia che esce dalle analisi come quella del Censis citata, ma anche dai numeri sul solo sviluppo tecnologico che l’Unione Europea pubblica con regolarità, è un paese povero ed arretrato, incapace di sostenere qualsiasi confronto con gli altri paesi occidentali. Una situazione che, ce lo dice la frase del rapporto citata in testa a questo articolo, ha ottime probabilità di peggiorare ulteriormente nei prossimi anni. Tentare di invertire questa tendenza è oggi il problema centrale di qualsiasi amministrazione politica.

Di parole ne abbiamo fino ad oggi sentite molte. Non costa molta fatica infatti dichiarare la centralità di questo e di quello, ben sapendo che non potranno esistere molti centri per molte differenti questioni. Una agenda delle priorità quindi, indispensabile per noi cittadini per capire se i nostri amministratori abbiano ben compreso la gravità di simili situazioni o se invece si preferisca proseguire con l’estetica fragile degli euforici comunicati stampa a media unificati.

Qualche giorno fa in una intervista radiofonica mi si chiedeva cosa ne pensassi del fatto che l’attuale Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni sia un blogger. “Ne penso tutto il bene possibile – ho risposto – si tratta di una cosa inconcepibile anche solo pochi mesi fa”. Continuo a pensarlo anche oggi, anche se, dopo aver letto in questi giorni delle ipotesi (l’ennesima in una finanziaria ormai dai risvolti fantozziani) di incentivare con 40 milioni di euro l’acquisto di televisori digitali, ho qualche comprensibile dubbio in più.

Legga il Censis, signor Ministro. Di “marginali” teledipendenti ne abbiamo già a sufficienza in questo povero paese.

Massimo Mantellini
Manteblog

Gli editoriali di M.M. sono disponibili a questo indirizzo

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05 11 2006
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