Contrappunti/ L'Europa intercettata

di M. Mantellini - La molletta al naso di Prodi è l'esempio della sudditanza psicologica del Vecchio al Nuovo Continente. E non si vede, ancora, chi abbia il coraggio di tentare di affrontare seriamente la questione con gli USA
di M. Mantellini - La molletta al naso di Prodi è l'esempio della sudditanza psicologica del Vecchio al Nuovo Continente. E non si vede, ancora, chi abbia il coraggio di tentare di affrontare seriamente la questione con gli USA

Fra i molti commenti che hanno seguito le ultime rivelazioni di Edward Snowden il più divertente in assoluto è quello che Il Messaggero ha pubblicato a firma di Romano Prodi. L’ex Presidente del Consiglio racconta un aneddoto che lo ha riguardato quando era Presidente della Commissione Europea (una storia parzialmente già nota dalla quale si evince che le intercettazioni americane servivano fra le altre cose a favorire gli affari delle aziende statunitensi e non solo a combattere il terrorismo). Prodi chiese conto di come tecnicamente un simile ascolto fosse stata possibile e i tecnici gli risposero così:

Mi risposero che il suono della mia voce era stato probabilmente inserito nel grande cervello angloamericano chiamato Echelon e che quindi ogni mia conversazione veniva automaticamente registrata da qualsiasi apparecchio telefonico fosse generata, compresi i posti pubblici più lontani e incluso il caso che avessi avuto il raffreddore o avessi messo una molletta sul naso per modificare la mia voce

L’articolo di Prodi quindi contiene due grandi verità. La prima è che nessuno può ragionevolmente credere che gli spioni americani siano agenti in missione per conto di una qualche idea superiore di etica e moralità. Le informazioni hanno in genere un padre ma molti utilizzatori finali, così i servizi di intelligence USA passavano alle aziende americani le notizie utili che erano riusciti a raccogliere e queste ne traevano (e ne traggono anche oggi) un vantaggio strategico. Non andiamo a sostenere che parte dell’azione di ascolto avesse questo come obiettivo principale, e che quindi NSA più che una agenzia per la sicurezza nazionale sia una agenzia per il benessere nazionale, ma non sarebbe troppo strano immaginarlo.

La seconda è che l’occhio tecnologico dell’intercettatore è in genere sconosciuto o ignorato dai più ma, nel momento in cui viene raccontato, tende ad assumere contorni magici e impalpabili che lo avvicinano a Dio. Abbiamo saputo poco o nulla di Echelon per anni. Sapevamo che esisteva, avevamo al riguardo informazioni di terza mano e nessuna certezza, sapevamo perfettamente che la tecnologia che lo sosteneva partiva da quella contemporanea ma saliva per forza di cose qualche ulteriore gradino a noi sconosciuto. Questo gradino forse, in casi come quello del tecnico che ha spiegato a Romano Prodi la fantozziana questione della molletta sul naso, è stata più o meno inconsciamente da tutti un po’ sopravvalutato.

Poi Echelon è passato di moda e per merito dei documenti di Edward Snowden molte incertezze sul metodo usato dagli americani per intercettare il mondo si sono andate chiarendo. Una su tutte: l’efficacia e la pervasività del controllo di NSA non ha una base primariamente tecnologica ma relazionale. La grande maggioranza di informazioni che i servizi USA raccoglie in giro per il pianeta non è carpita attraverso fenomenali magie tecnologiche a noi ancora sconosciute ma semplicemente attraverso antichissimi meccanismi di coercizione. Imposizioni in nome del bene superiore alle compagnie telefoniche, ai proprietari delle dorsali Internet, alle piattaforme di rete come Microsoft, Google o Facebook. In questo il sistema globale della comunicazioni e la ridondanza dei pacchetti della rete Internet ha facilitato molto le cose. Non c’è alcun bisogno di inventarsi formidabili accrocchi per le intercettazioni se quei dati puoi raccoglierli direttamente alla fonte, semmai il tema tecnologico, quello sì innovativo e di avanguardia, riguarda il data mining, la capacità di trovare strumenti inediti e veloci di analisi di simili giganteschi flussi di bit. Perché ovviamente una delle prerogative dello spionaggio informativo riguarda la sua capacità di acquisire informazioni utili in tempo reale o quasi.

E mentre assistiamo alla scenetta molto italiana del Presidente americano che dice ad Angela Merkel, intercettata da NSA fin dal 2002, che lui non ne sapeva nulla, il tema delle molletta nel naso di Romano Prodi resta utile per capire quanto sia vasto il rispetto verso gli USA e quanto ampia l’azione di fiancheggiamento mediatico in corso in queste settimane, un conforto che davvero gli spioni americani non meriterebbero. Continuiamo ad avere una condiscendenza eccessiva per i salvatori del mondo, mentre loro, con la scusa del terrorismo, spiano le nostre vite per rendere migliori le loro. Continuiamo ad isolare i pochissimi che in USA ma anche da noi, per senso di giustizia e con coraggio, si oppongono a questa invasione quotidiana. Come scriveva ieri il quotidiano di Tel Aviv Haaretz , perché Angela Merkel o François Hollande invece che strepitare al cielo la loro indignazione non iniziano concedendo l’asilo politico ad Edward Snowden? Forse perché la tecnologia è magica e deresponsabilizza tutti. Anche quando non c’è. Anche quando le questioni, come nel caso del traditore Snowden non riguardano l’innovazione e il Grande Fratello, ma la morale individuale e delle nazioni.

Massimo Mantellini
Manteblog

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