Contrappunti/ Yes We Net

di Massimo Mantellini - Barack Obama non ha solo usato con abilità la rete per la propria campagna elettorale, la sta già usando per disegnare una nuova comunicazione. E parla di riforma del copyright e di neutralità della rete
di Massimo Mantellini - Barack Obama non ha solo usato con abilità la rete per la propria campagna elettorale, la sta già usando per disegnare una nuova comunicazione. E parla di riforma del copyright e di neutralità della rete

Qualche giorno fa Apogeonline ha tradotto a tempo di record il programma tecnologico della prossima amministrazione statunitense. In un tempo altrettanto breve dopo l’elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti è stato reso pubblico il sito web change.org (al momento non raggiungibile) nel quale sono esposti i programmi per lo sviluppo tecnologico del paese.

il quasi presidente e la sua famiglia È solo l’ultimo di una serie di piccoli e grandi segnali che è stato possibile osservare nelle ore concitate della elezione del nuovo presidente americano, la cui campagna elettorale era del resto già stata vissuta all’insegna di una grandissima capacità di mettere Internet al centro dell’arena: il luogo della discussione politica ma anche della condivisione degli obiettivi, del tam tam informativo e, soprattutto, quello della raccolta dei fondi.

Qualche minuto prima che Obama salisse sul palco di Chicago a raccogliere l’esultanza dei suoi sostenitori nel momento della sua elezione, agli “amici di rete” del prossimo presidente americano arrivava una mail di ringraziamento in anteprima firmata da Barack stesso che iniziava così: “Ìm about to head to Grant Park to talk to everyone gathered there, but I wanted to write to you first”

Tutti noi sappiamo che si tratta in qualche misura di una piccola grande finzione. Obama non scrive a noi personalmente ma ciò nonostante l’attenzione per chi lo ha supportato in rete è riconoscibile anche in un gesto così piccolo. Non sarà stata una mail personale (e come potrebbe esserlo del resto) ma è una mail che descrive bene una priorità. Volevo che tu fossi “il primo”.

Altro esempio. Nei giorni successivi alla elezione molti quotidiani italiani hanno ripubblicato alcune foto private scattate nelle ore precedenti alla consacrazione del primo presidente di colore americano. Ritraggono Obama e la sua famiglia in attesa, dentro una stanza di albergo a seguire in TV i risultati e poi, ad elezione raggiunta, nel backstage prima della salita sul palco. Si tratta di foto private, intrinsecamente intime, meno belle ma assai più significative di quelle fantastiche pubblicate da Big Picture , il mai troppo incensato photoblog del Boston Globe, ma che hanno qualcosa d’altro di speciale. Non provengono da una agenzia di stampa o da un qualsiasi mediatore della immagine del nuovo presidente: sono semplicemente state pubblicate su Flickr sul profilo di Barack Obama.

Sono piccoli particolari che fanno la differenza.

Inutile dire che sulla capacità della nuova amministrazione Usa di seguire le linee guida presentate su change.org sarà il tempo a dirci qualcosa: abitiamo nel paese degli splendidi programmi elettorali inattuati e quindi abbiamo un debito di creduloneria difficile da allontanare. Nel frattempo occorre dire che alcuni dei principi fondanti ai quali da anni un po’ tutti ci siamo disperatamente attaccati, sono in quel documento espressi con una chiarezza inconsueta.

La rete Internet dovrà restare neutrale, scrive change.org. e questo davvero sembra essere il centro delle speranze tecnologiche future non solo statunitensi ma del mondo intero. Uso la traduzione di Apogeo a questo che forse non casualmente è il primo punto citato nel documento:

Proteggere la libertà di Internet: Internet deve il suo successo al fatto di essere il network più aperto della storia. Deve continuare a essere tale. Barack Obama sostiene fermamente il principio della neutralità della rete per difendere i benefici della libera concorrenza su Internet.

I cittadini, per tutta la lunghezza del documento, sono caricati delle responsabilità di indirizzo della politica tecnologica, sono chiamati e invogliati ad assumersi le proprie responsabilità, spinti dalla più volte affermata rassicurazione che la loro voce sarà ascoltata: come nota Antonio Sofi nel suo commento su Spindoc, il sito change.org è relativamente vuoto di contenuti ma molto denso di form nelle quali chiunque può suggerire idee e comportamenti.

Fra quanti in queste prime ore hanno letto il programma, alcuni hanno sottolineato come in questo si riaffermi una difesa forte della proprietà intellettuale che è forse oggi la materia prima di maggior valore prodotta sul suolo americano. Ma anche in questo, che è uno dei punti cardine necessari ad una nuova ecologia dei contenuti in rete, il programma di Obama afferma concetti che mai avevamo ascoltato in passato:

Barack Obama ritiene che sia necessario aggiornare e riformare il nostro sistema di copyright e dei brevetti per promuovere conversazione, innovazione e investimenti civili, garantendo al contempo che i detentori di proprietà intellettuali siano trattati in modo equo.

La riforma del copyright è l’altra enorme strettoia attraverso la quale Internet dovrà transitare nei prossimi anni: anche solo il fatto che il problema sia posto all’ordine del giorno (un problema che è stato scientificamente ignorato in questi anni da ogni buon estremista della proprietà intellettuale dentro le major discografiche e cinematografiche) è una notizia fenomenale.

La lista potrebbe continuare ma accanto ad una nuova centralità dell’ambiente tecnologico, descritto nella sua potenziale grande capacità di organizzare le risorse, tutto il documento rimanda continuamente ai cittadini ed alla necessità che ciascuno agisca in prima persona. Del resto non potrebbe essere diversamente. Al di fuori di ogni retorica, l’elezione di Obama ci ha fatto capire che mai come oggi il governo delle persone passa attraverso gli strumenti della rete Internet. Mai come oggi la rete Internet racconta cose e azioni delle persone che la abitano.

Massimo Mantellini
Manteblog

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