Coronavirus: UE, sì al tracking, ma condiviso

EDPS favorevole all'impiego di un'applicazione per monitorare il contagio da coronavirus, ma il progetto sia condiviso da tutti gli stati membri.
EDPS favorevole all'impiego di un'applicazione per monitorare il contagio da coronavirus, ma il progetto sia condiviso da tutti gli stati membri.

Se tracciamento dev’essere, che sia condiviso. Questa in estrema sintesi la posizione dello European Data Protection Supervisor sulla questione relativa all’impiego delle applicazioni mobile per tracciare il contagio da coronavirus nel vecchio continente. Insomma, la tecnologia può tornare utile, ma se ogni stato membro fa da sé lo sforzo può non portare ai risultati sperati e mostrare il fianco in alcuni casi a pratiche poco rispettose della privacy. Queste le parole del garante Wojciech Wiewiorowski.

Considerate le divergenze, EDPS fa appello a un approccio paneuropeo per l’applicazione mobile legata a COVID-19, coordinato a livello dell’Unione. Sarebbe ideale una collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità per garantire la protezione dei dati fin dalla prima fase del progetto.

COVID-19: L’Europa e l’applicazione per il tracciamento

Un sistema di questo tipo potrà essere impiegato durante l’ingresso nella cosiddetta Fase 2 sempre più al centro della discussione pubblica e politica anche in Italia ovvero quel periodo che vedrà i paesi progressivamente allentare le misure restrittive fin qui adottate con i lockdown. Sarà allora essenziale evitare una seconda ondata di infezioni da coronavirus, altrimenti l’impegno fin qui profuso rischierà di essere vanificato.

La scorsa settimana dalla Germania è arrivata la proposta per la creazione di una piattaforma condivisa approntata proprio a tale scopo, battezzata PEPP-PT, per esteso Pan-European Privacy Preserving Proximity Tracing. Ci stanno già lavorando oltre 130 ricercatori provenienti da otto stati diversi, replicando un metodo che si è già rivelato efficace con l’iniziativa TraceTogether messa in campo a Singapore.

Altrove, in Austria la Croce Rossa ha già lanciato l’applicazione Stop Corona che fa leva sull’interazione tra i moduli Bluetooth degli smartphone. Per Irlanda e Polonia è in previsione il debutto di altre due app. L’Italia ha finora scelto di percorrere una strada differente, soprattutto nelle regioni più colpite: la Lombardia lo fa analizzando i movimenti dei cittadini in modo aggregato e raccogliendo informazioni su base volontaria con software dedicato.

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