“Fatto dall’uomo.” “Senza AI.” “Orgogliosamente umano.” Suona strano che nel 2026 serva un’etichetta per certificare che un libro, un film o una campagna pubblicitaria è stata creata da esseri umani. Eppure la corsa è partita. LA la BBC ha contato almeno otto iniziative diverse nel mondo che cercano di creare un logo universalmente riconosciuto per i prodotti “Senza AI”, qualcosa di paragonabile al marchio Fair Trade per il commercio equo. Il problema è che sono otto, non una, e nessuno si è messo d’accordo su cosa significhi davvero “senza AI.”
Definire cos’è “Senza AI”, quando l’AI è ovunque
L’AI è ormai così ubiqua e integrata in piattaforme e servizi diversi che è davvero complicato stabilire cosa significhi “senza AI”
, spiega la ricercatrice Sasha Luccioni. Il correttore ortografico dell’editor di testo usa l’AI. Il bilanciamento del bianco della fotocamera usa l’AI. La ricerca di un file sul computer, manco a dirlo, usa l’AI. Se “Senza AI” significa zero intelligenza artificiale in qualsiasi fase del processo, allora quasi nulla oggi rientra in questa categoria.
Per questo alcuni propongono una distinzione più pratica, invece di escludere tutta l’AI, si traccia la linea sull’AI generativa, cioè quella che crea contenuti da zero, come i chatbot e gli strumenti che creano testo, immagini, musica o video da un prompt. Nei titoli di coda del thriller Heretic con Hugh Grant, i produttori hanno scritto: “Nessuna AI generativa è stata usata nella realizzazione di questo film.” La casa di distribuzione The Mise en scène Company ha aggiunto un bollino “Nessuna AI usata” al poster del suo ultimo film.
Il problema è che non esiste uno standard unico per dire davvero “questo contenuto è senza AI”. Alcuni bollini, come no-ai-icon.com, ai-free.io e notbyai.fyi, sono facili da ottenere: spesso basta scaricarli (gratis o a pagamento) e inserirli nel proprio sito, senza controlli reali. Quindi il loro valore dipende solo dall’onestà di chi li usa.
Altri sistemi sono più rigorosi. Ad esempio, AI Free Certification prevede un processo strutturato. Si paga per ottenere la certificazione, ma in cambio ci sono verifiche da parte di analisti e strumenti tecnici per controllare se l’AI è stata utilizzata.
L’editoria in prima linea
Il settore editoriale è il fronte più caldo. Libri interi vengono generati dall’AI in minuti invece che in mesi, e i lettori non possono più distinguere l’esperienza umana dall’imitazione artificiale.
Faber and Faber, uno dei maggiori editori britannici, ha iniziato a stampare un bollino “Scritto da umani” su alcuni libri. L’autrice Sarah Hall lo ha richiesto per il suo romanzo Helm, definendo il furto di proprietà intellettuale dei libri usati per addestrare i modelli AI pirateria creativa su scala industriale.
La britannica Books by People ha firmato cinque editori e richiede questionari sulle pratiche editoriali e controlli periodici a campione per verificare l’assenza di scrittura AI.
Il rischio: troppi bollini, nessuna fiducia
Il problema più grande non è tecnico. Otto iniziative diverse, con standard diversi, livelli di verifica diversi e definizioni diverse di “Senza AI” rischiano di confondere i consumatori invece di rassicurarli.
Il Fair Trade ci ha messo anni per affermarsi come standard unico. La certificazione “Senza AI” è ancora in quella fase in cui tutti vogliono essere lo standard, ma nessuno lo è.