Cyberwar, il male minore

Sono invece le catastrofi naturali il pericolo maggiore per la sicurezza delle reti critiche

Roma – La reale minaccia alle infrastrutture telematiche internazionali non verrebbe da cyberattacchi o da una vera e propria cyberguerra: il pericolo maggiore sarebbe rappresentato da “un terremoto o un’alluvione”. Le infrastrutture dedicate ai trasporti, all’energia elettrica, alle telecomunicazioni o al sistema economico-finanziario sono minacciate, negli scenari “più realistici”, più da calamità naturali che da cyber attacchi premeditati.

A dirlo è Sandro Bologna, dell’Unità Calcolo e Modellistica dell’ Enea durante il convegno promosso a Roma dall’ Aiic (Associazione italiana esperti infrastrutture critiche): “la protezione delle infrastrutture critiche è un problema che va affrontato anche tenendo conto che i maggiori rischi sono esterni alle strutture stesse e, per la maggior parte, sono rischi derivanti da catastrofi naturali piuttosto che da attacchi informatici”.

Negli ultimi dieci anni, infatti, i maggiori black out sono stati determinati da eventi naturali o errori umani. Come esempio Bologna ricorda quanto accaduto il 2 gennaio del 2004, quando fu l’allagamento degli impianti di Tor Pagnotta a mandare in tilt i bancomat, i check-in dell’aeroporto di Fiumicino e le banche di Roma.

Mentre tuttavia il fronte della comunicazione è molto attento a sottolineare le minacce di una cyberguerra , per cui i governi sono sempre più preoccupati , nella realtà per condurre un cyberattacco ad una rete protetta, sottolinea ancora Bologna, occorrono “altissime competenze ingegneristiche” e sarebbe necessario “conoscere dall’interno i potenti sistemi di protezione informatica di queste infrastrutture sensibili”.

Due fattori che non sono facilmente rintracciabili. E per la cui prevenzione si spendono fior di milioni: secondo un recente rapporto ben 6,3 milioni di dollari al giorno .

Per prevenire o curare eventuali danni alle infrastrutture prodotti da alluvioni e terremoti le soluzioni sono varie: tra le strategie più accreditate, secondo Bologna, il cosiddetto self healing , che guarda al mondo biologico per cercare di sviluppare soluzioni in cui l’apparato è in grado di auto-curarsi da eventuali buchi di natura informatica. Si tratta della prospettiva più affascinante, ma che si andrebbe ad affiancare alla necessità di aumentare gli strumenti di prevenzione.

Claudio Tamburrino

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  • Andy scrive:
    Credo che GP abbia toppato.
    ...Sepppur non conoscendo nello specifico i numeri che ha calcolato GP.Il cloud computing, centralizzando il calcolo, lo rende anche più efficiente.Mi chiedo: consumano più 1000 pc che scaricano la posta via pop3 e la guardano con outlook thunderbird,kmail o quello che vi pare, oppure 1000 pc che la vedono via web + la farm centrale?Secondo me siamo lì,perchè centralizzare il calcolo lo rende anche più efficiente.Esempi analoghi si possono fare per i fogli elettronici, i documenti di testo, i server in affitto a desktop remoto (nx, ms-rdp).Insomma, la cara vecchia visione del mainframe e dei terminali stupidi (che consumano poco, perchè nati per far poco) secondo me è (empiricamente) più verde.
    • Paolo scrive:
      Re: Credo che GP abbia toppato.
      Sono d'accordo, GP: cambia il titolo: è fuorviante e inesatto. Il Cloud è l'uovo di colombo per il "green" e non c'entra assolutamente nulla con i materiali usati nella produzione di hardware. il Cloud va addirittura oltre la virtualizzazione, perché tutto l'hardware sarà sempre utilizzato al 100% prima di acquistarne altro nuovo, a differenza di ora dove la maggior parte dei computer pc e server sono utilizzati forse al 5%, stanno in "stand-by", consumando inutilmente corrente e producendo rifiuti al termine del loro ciclo vitale. COn il Cloud un PC o server sarà sempre utilizzato al 100% perché sarà condiviso in modo trasparente da decine o centinaia di utenti contemporaneamente.
  • jack scrive:
    ma il vero problema...
    ... il vero problema è GreenPeace che dice (forse) XXXXXXXte o di Punto Informatico che (come spesso) riporta le notizie in modo affrettato, impreciso e confuso?
  • collione scrive:
    Re: Qualcosa cercano di fare
    il problema sono 6 miliardi di formiche giganti che divorano di tutto e di più
  • MeX scrive:
    Re: Datacenter a carbone
    ...anche perché... per quanto ne so una centrale produce enegia indipendentemente dalla richiesta, quella che possono viene accomulate in accomulatori,il resto passa sulla rete... che poi venga usata o dispersa la centrale la produce comunque.
  • unregistere d scrive:
    qwerty
    Una XXXXXXXta ruppolo la doveva dire !!!
  • ruppolo scrive:
    Pollice verde
    Ma chi non ha Mac lo sa che il suo PC consuma molto di più ed è costruito con sostanze nocive?
    • lol scrive:
      Re: Pollice verde

      Ma chi non ha Mac lo sa che il suo PC consuma
      molto di più ed è costruito con sostanze
      nocive?invece chi ha mac ha il pc riciclato dalle bottiglie vuote di jobs vero?
    • Lord Kap scrive:
      Re: Pollice verde
      - Scritto da: ruppolo
      Ma chi non ha Mac lo sa che il suo PC consuma
      molto di più ed è costruito con sostanze
      nocive?Ma quando la pianterai di fare marchette?(troll)(troll1)(troll2)(troll3)(troll4)-- Saluti, Kap
    • shevathas scrive:
      Re: Pollice verde
      - Scritto da: ruppolo
      Ma chi non ha Mac lo sa che il suo PC consuma
      molto di più ed è costruito con sostanze
      nocive?logico visto che non viene usato come soprammobile.
    • Disgra scrive:
      Re: Pollice verde
      il famoso e nocivissimo case in metallo....i nocivissimi ancora di più componenti in metallo...ruppolo, ti svelo un segreto, i pc che non sono mac non è che hanno proXXXXXri di mercurio ne banchi di ram forgiate nell'olio esausto.per dire....
    • me medesimo scrive:
      Re: Pollice verde
      ma ce sei o ce fai?
  • nemo230775 scrive:
    Re: Datacenter a carbone
    avevo letto i dati di uno studio relativi ai livelli di inquinamento prodotti dai server di google qualche tempo fa....in effetti la questione e' spiegata male, il problema non e' che consumino elettricita' prodotta attraverso il carbone(quello lo facciamo tutti,) ma che il movimento di tutte le singole ricerche dati fatte nel mondo che approdano a google consumano veramente enormi quantita' di corrente...che si in effetti essendo prodotta col carbone genera co2....nello studio veniva quantificata quanta co2 veniva emessa nell'attmosfera per ogni singola ricerca....http://www.ilparticolarenascosto.it/2009/01/13/ogni-query-di-google-produce-7g-di-anidride-carbonica/poi non so quanto possan essere affidabili come dati...
    • Loris batacchi scrive:
      Re: Datacenter a carbone
      Per lo meno greenpeace dovrebbe dare il buon esempio e' ridurre le pagine del loro sitino web.113.000 pagine, azzo!
    • ottomano scrive:
      Re: Datacenter a carbone
      - Scritto da: ullala
      Sono affidabili ZERO SPACCATO!
      Come fai a sapere con che cosa faccio le ricerche
      e con che cosa
      accedo?
      Un telefonino o un sub-notebook o un tablet o un
      pc da gamer superpompato con cpu su cui puoi
      friggere le
      uova?
      E quindi come puoi sapere quale è il "consumo
      procapite" di ogni
      bit?Tu si che hai capito tutto :s
      • ullala scrive:
        Re: Datacenter a carbone
        - Scritto da: ottomano
        - Scritto da: ullala


        Sono affidabili ZERO SPACCATO!

        Come fai a sapere con che cosa faccio le
        ricerche

        e con che cosa

        accedo?

        Un telefonino o un sub-notebook o un tablet o un

        pc da gamer superpompato con cpu su cui puoi

        friggere le

        uova?

        E quindi come puoi sapere quale è il "consumo

        procapite" di ogni

        bit?

        Tu si che hai capito tutto :sE tu invece cosa hai capito? esponici come sono calcolati i valori!Saremmo lieti se ci indichi fonti e modalità di calcolo.
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