I sospetti erano fondati: Amazon ha confermato che i data center AWS (mec1-az2 e mec1-az3) fuori uso in Medio Oriente sono stati colpiti dai droni, nell’ambito della guerra appena scoppiata. Più nel dettaglio, si tratta di tre infrastrutture operative negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein. Ecco quanto si legge in un comunicato ufficiale sull’accaduto.
A causa del conflitto in corso in Medio Oriente, entrambe le regioni colpite hanno subito impatti fisici sulle infrastrutture a seguito degli attacchi dei droni.
Il cloud di AWS sotto attacco in Medio Oriente
L’azienda racconta di aver subito danni strutturali che hanno portato a interrompere l’erogazione di energia ai server, richiedendo inoltre un intervento tempestivo per lo spegnimento degli incendi scaturiti. L’acqua riversata con l’obiettivo di tenere a bada le fiamme ha provocato ulteriori problemi. I lavori sono in corso, ma non è dato sapere quando avverrà il ripristino.
Stiamo collaborando a stretto contatto con le autorità locali e dando priorità alla sicurezza del nostro personale durante tutte le nostre attività di recupero.
Non trincee, ma data center nella guerra di oggi
I data center diventano dunque quasi inevitabilmente obiettivi sensibili, nell’ambito di una guerra che si combatte anche a colpi di attacchi informatici, come avvenuto prima in seguito all’invasione dell’Ucraina e adesso con i raid aerei sull’Iran. Mettere in ginocchio i nodi del cloud significa rendere indisponibili i servizi e le piattaforme, provocando notevoli disagi a intere popolazioni, alle istituzioni e alle forze militari impegnate sul campo.
Di recente abbiamo avuto modo di toccare con mano quanto un incidente tecnico casuale occorso a un provider come Cloudflare abbia avuto un impatto esteso e prolungato su una parte del mondo online. Possiamo immaginare quali sarebbero le ripercussioni di un’azione voluta, un bombardamento in grado di provocare blackout a sistemi di comunicazione, informazione e intelligence.