Nintendo of America ha denunciato il governo degli Stati Uniti allo US Court of International Trade e chiesto il rimborso dei dazi pagati con gli interessi. Oltre 1.000 aziende e oltre 20 Stati hanno presentato simili denunce dopo la sentenza della Corte Suprema che ha stabilito l’illegalità degli ordini esecutivi di Donald Trump. La US Customs and Border Protection ha comunicato che i sistemi informatici non riescono a gestire l’enorme numero di richieste.
Rimborsi per oltre 160 miliardi di dollari
Trump aveva annunciato dazi reciproci per oltre 100 paesi durante il cosiddetto Liberation Day del 2 aprile 2025. Per una curiosa coincidenza è lo stesso giorno scelto da Nintendo per il lancio della console portatile Switch 2. L’inizio dei preordini, fissato al 9 aprile negli Stati Uniti, è stato posticipato al 24 aprile proprio a causa dell’introduzione dei dazi.
Il prezzo della Switch 2 è rimasto invariato, ma sono aumentati i prezzi degli accessori e del precedente modello. La Corte Suprema ha stabilito che Trump non poteva applicare i dazi sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977, in quanto questo potere spetta esclusivamente al Congresso.
I giudici non hanno però specificato come ottenere i rimborsi, lasciando in pratica la decisione ai tribunali che esamineranno le migliaia di denunce. Anche l’ordine esecutivo firmato da Trump, che invalida tutti i precedenti sui dazi, non chiarisce questo aspetto. Facendo riferimento alla sentenza della Corte Suprema, Nintendo of America ha denunciato il governo statunitense (PDF) e chiesto il rimborso dei dazi con gli interessi pagati sui prodotti importati.
Tra le aziende che potrebbero chiedere il rimborso c’è anche Apple, ma al momento non ci sono conferme. Finora sono state presentate oltre 1.000 denunce. FedEx ha comunicato che rimborserà i clienti.
La US Customs and Border Protection ha confermato che dovrà rimborsare circa 166 miliardi di dollari. La procedura è tuttavia bloccata perché il sistema informatico non riesce a gestire le oltre 53 milioni di richieste ricevute. Con l’attuale sistema servirebbero oltre 4,4 milioni di ore (circa 500 anni). Un aggiornamento che velocizza la procedura sarà disponibile entro 45 giorni.