DeCSS, chi è causa del suo mal...

di Paolo De Andreis. L'industria subisce la sua prima pesante sconfitta in tribunale, ma la rete già da mesi ha respinto la crociata. Perderà molto di più se non vorrà sfruttare questa occasione di ravvedimento
di Paolo De Andreis. L'industria subisce la sua prima pesante sconfitta in tribunale, ma la rete già da mesi ha respinto la crociata. Perderà molto di più se non vorrà sfruttare questa occasione di ravvedimento


Roma – Dopo mesi di follie censorie ai danni delle libertà digitali, abbiamo ora una grande notizia che è anche speranza di libertà: la vittoria in tribunale di coloro che vogliono poter liberamente pubblicare un codice informatico, il DeCSS. Anni fa, su queste pagine, scrivemmo di un tribunale americano che aveva sorpreso tutti sostenendo che le righe di codice di un programma informatico sono un'”opera” e dunque sono protette dalle tutele sulla libertà di espressione del Primo Emendamento della Costituzione americana. Ora arriva l’assoluzione per chi ha preso uno di quei testi, il più conteso e contestato dall’industria dei contenuti, mettendolo a disposizione di tutti sul proprio sito web.

Molti settori dell’industria sembrano insistere nel voler dare, costi quel che costi, una nuova forma ad internet, a trasformare la natura della rete per fare in modo che si adegui a standard di comportamento e di legalità (o illegalità) che hanno fatto le loro fortune nel mondo fisico. Se è vero che non basterà una Corte illuminata a far riflettere consiglieri di amministrazione inciampati su uno dei tanti nodi della rete, è anche vero che l’industria dei contenuti che da due anni promuove una rumorosa campagna anti-pirateria online ha ora molto su cui riflettere.

In sé il DeCSS non era che un pezzo di codice costruito da un ragazzo allora 16enne nella sua casa norvegese con intenti tutt’altro che rivoluzionari: voleva vedere DVD su un sistema che l’industria non ha incluso tra quelli supportati. Ma era un “programmillo” pronto per avere un grande successo in rete, vista la sua capacità di superare le castrazioni all’uso dei DVD imposte dai produttori di contenuti. Inquisendo quel ragazzo e il padre, accusando decine di siti per aver pubblicato il DeCSS, perseguendo con una certa volgarità persino chi linkava quei siti, ancora una volta gli studios di Hollywood hanno dimostrato la propria incapacità fisiologica a comprendere i meccanismi che governano una parte importante della rete, quella che rifiuta proprio le regole che si vorrebbero imporre con questi metodi. L’agire dell’ignoranza ha trasformato una pericolosa crociata in una ineguagliabile pubblicità per questo “crack”, chiamiamolo così. Un crack ben più innocente di tanti tool e mezzucci informatici che circolano distribuiti in rete da ogni sorta di spazi, web e non.

Ci hanno provato, i produttori, a trovare un altro mezzo di protezione dei DVD. Lo hanno cercato con l’aiuto dei costruttori di hardware, di coloro che producono lettori e riproduttori. Com’era forse prevedibile, l’accordo tra gli uni e gli altri non è ancora stato trovato.

Sì, è una storia che ricorda da vicino quanto avviene nel mondo della musica online, sulla quale l’industria è già riuscita a sedersi con tutta l’elefantiaca pesantezza di cui è capace.

Ma se i produttori musicali stanno per schiantarsi con il giochino dei jukebox a pagamento, gli studios cosa potranno tirare fuori dalle loro tube miliardarie? Sapranno venire a patti con la rete e con i suoi meccanismi, interpretandoli e sfruttandoli con il rispetto che internet merita? Alzi il mouse chi ci crede.

Paolo De Andreis

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04 11 2001
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